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  • 05/05/2008 Ucciso dai naziskin : lettera aperta al sindaco di Verona (Alessandro Balducci, http://www.osservatoriosullalegalita.org)

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    Qualche giorno fa, in occasione dell'omicidio di Luigi Meche e Luciana Rambaldo, Lei dichiarò che ci sarebbe voluta la pena di morte. In quell'occasione scrissi dal sito dell'Osservatorio una lettera aperta in seguito alla quale - ovviamente - non ho ricevuto risposta.

    Apprendiamo dai media che stasera è morto il giovane Nicola Tommasoli, ucciso non da extra-comunitari, ma da due o tre giovanotti "un po' esuberanti" appartenenti a formazioni estremiste della destra veronese; a meno di ulteriori novità nelle indagini, sembra che il giovane Tommasoli sia stato colpito a morte perché aveva negato una sigaretta a chi gliela chiedeva.

    Una morte talmente assurda da renderci persino difficile immaginare l'immensa tragedia che si è abbattuta sui suoi familiari.

    Questa volta Lei ci ha risparmiato (per fortuna!) le ennesime dichiarazioni sulla necessità della pena di morte. Anche perché è assolutamente inutile aggiungere dolore ad altro dolore e niente - e su questo tutti potremo convenire - potrà restituire quella giovane vita strappata alla sua famiglia.

    Però ci assale un dubbio. Non riusciamo proprio a capire se la decisione di non invocare in questo caso la pena capitale sia dovuto ad un Suo cambiamento di opinione rispetto alla precedente dichiarazione in favore della pena capitale, oppure al fatto che questa volta gli assassini siano "Italiani".

    Perché nel primo caso - come noi speriamo che sia - allora sarebbe auspicabile una ulteriore dichiarazione che smentisse quanto Lei disse la prima volta; siamo sicuri che non avrà alcuna difficoltà a trovare le parole necessarie. Se invece l'assenza di Sue dichiarazioni in favore della "forca" fosse connessa col fatto che, questa volta, gli assassini sono suoi concittadini, allora ciò sarebbe di estrema gravità.

    Perché, come tutti sappiamo, la richiesta di leggi più severe contro il crimine deve riguardare tutti i cittadini, per il semplice ed intuibile motivo che tutti siamo eguali di fronte alla legge, a prescindere dal paese di provenienza o dal colore della pelle.

    Ci sono occasioni nelle quali "il silenzio è d'oro"; ma ci sono situazioni in cui le Istituzioni e chi le rappresenta devono dire con certezza e chiarezza da quale parte stanno, proprio per non creare disorientamento tra le persone ed evitare la delegittimazione delle stesse Istituzioni repubblicane.

    Nota della redazione: da notare che anche le vittime dovrebbero essere uguali davanti alla legge, e la loro vita avere lo stesso valore a prescindere da chi le abbia uccise.

    http://www.osservatoriosullalegalita.org

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