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  • 28/05/2008 Cronaca di un'emergenza voluta (Mariano Rippa)

    Ricerca personalizzata

    Da 15 anni in Campania abbiamo la spazzatura in strada e centinaia di discariche illegali dove le industrie del nord non si sono fatte scrupolo vista la convenienza dell’offerta della camorra, di smaltire i loro rifiuti tossici.

    La domanda frequente fatta da quei cittadini che ancora pensano di
    ricevere INFORMAZIONI ed essere informati dalle tv e dai giornali:
    ma questi rifiuti devono restare in strada?

    Perché non volete gli inceneritori e le discariche? In tutta Italia ci sono gli inceneritori!
    Non vogliamo inceneritori e discariche perché sappiamo come si costruisce una casa: non si comincia dal tetto! Perchè ci siamo informati.
    Perché da tempo ormai sappiamo che i mass media sono organi di disinformazione funzionali al potere di turno.
    Perché sappiamo di soluzioni alternative, ecocompatibili, di costo decisamente minore rispetto a inceneritori e discariche, che creano nuovi posti di lavoro, che insomma fanno bene all’ambiente, alla salute e anche all’economia.

    In Campania da 15 anni la monnezza si accumula in strada.
    Neanche al napoletano più insensibile può far piacere vederla.
    Eppure da 15 anni ancora non è OBBLIGATORIO a Napoli fare la raccolta differenziata.
    Il 5-10% dei cittadini napoletani che da anni volontariamente fa la differenziata, spesso ha visto la propria fatica vanificata dagli operatori ecologici, che rimischiavano tutto nei compattatori. Scoraggiante, no? Colpa degli operatori ecologici?
    Abbiamo qualche dubbio.

    I comuni campani virtuosi che fanno la raccolta differenziata, sono stati ostacolati in tutti modi da Provincia e Regione: a partire dall’ ostruzionismo sui permessi per costruire impianti di compostaggio. Quindi questi comuni virtuosi, tuttora sono costretti a mandare la frazione umida della differenziata a impianti di compostaggio siciliani, caricandosi dei pesanti costi del viaggio.
    Laddove avere impianti di compostaggio e impianti di biodigestione anaerobica produrrebbe solo ricchezza.

    L’inceneritore di Acerra ci è costato finora 300milioni euro.
    E ancora richiede per essere terminato un’altra centinaia di milioni.

    Un impianto di compostaggio per trasformare i rifiuti verdi (resti verdi della grande distribuzione, stralci di potature ecc.) costa
    5-10 milioni di euro (i costi variano a seconda della portata di tonnellate di rifiuti che l’impianto riesce a trattare).
    Un impianto del genere trasforma i rifiuti in compost, fertilizzante naturale utilizzabile in agricoltura. Il compost ha un valore di mercato pari a quello del concime chimico, ma fa molto più bene alla terra e all’agricoltura!

    Un impianto di biodigestione anaerobica per il trattamento dei nostri resti organici di cucina, e dei liquami zootecnici costa dai 7 ai 20 milioni di euro, sempre a seconda della portata .
    Un impianto del genere oltre al compost produce anche metano.


    Perché in Campania in 15 anni di emergenza non esiste un solo impianto di biodigestione anaerobica?
    Perché le nostre istituzioni hanno voluto caparbiamente iniziare la costruzione della casa a partire dal tetto, dall’inceneritore.
    I mass media hanno l’obbligo di chiamarli TERMOVALORIZZATORI.
    E’ con un uso improprio della parola che l’informazione di regime manipola fatti e realtà.

    Anche all’estero hanno gli inceneritori.
    Hanno cominciato a costruirli negli anni ’80.
    Oggi nessun paese europeo si sognerebbe di costruirli.
    Li hanno costruiti più di 20 anni fa, ma come anello finale del ciclo smaltimento rifiuti.
    Da buoni architetti i nostri vicini europei hanno iniziato la costruzione della casa a partire dalle fondamenta. Raccolta differenziata, impianti di compostaggio, impianti di biodigestione anaerobica, impianti di trattamento meccanico biologico, e quella minima parte residuale che non può essere riciclata viene inviata agli inceneritori.
    Intanto già da molti anni, si sono brevettati metodi per il recupero anche di questa parte residuale considerata generalmente non recuperabile.

    Il Centro Riciclo Vedelago, in provincia di Treviso, recupera oltre il 95% della frazione secca dei rifiuti (www.centroriciclo.com).
    Oltre alla plastica delle bottiglie che vende a 200euro la tonnellata, vetro, metalli ecc., recupera grazie al metodo dell’estrusione anche quei materiali plastici considerati non riciclabili, come l’usa e getta, piccoli pezzi di plastiche miste e varie, addirittura i pannolini! ecc. e li trasforma in una sabbia sintetica molto richiesta dall’industria edilizia, che la usa in sostituzione della sabbia naturale (mischiata al cemento si ottengono blocchi di mattoni molto più leggeri e resistenti .
    Il Centro Vedelago vende questa sabbia sintetica a 80 euro/t, e non riesce a soddisfare la forte domanda che riceve anche dall’estero.
    Allestire un Centro di ricilaggio come quello di Vedelago, richiede inizialmente un investimento di circa 4 milioni di euro, e nel giro di 4-6 mesi è in grado di iniziare il recupero dei materiali.
    Un Centro di riciclaggio, presuppone la separazione a monte della frazione umida dal resto dei rifiuti, quindi impianti di compostaggio e di biodigestione anaerobica.

    Anche se si vuole prescindere dai pericoli sanitari e ambientali causati dai termovalorizzatori, (li chiamo anch’io così perchè molti sono ancora indotti a credere che questi ultimi siano altro dagli inceneritori!), nel confronto economico con il riciclaggio e TMB l’incenerimento ne esce
    decisamente perdente. Senza i finanziamenti pubblici decennali (cip 6,è una tassa del 7% che noi tutti paghiamo , attraverso la bolletta enel, destinata inizialmente alle fonti di energia rinnovabile, solare , eolico ecc. Solo in Italia l’incenerimento dei rifiuti viene incentivato [se facciamo le somme di tutti i 7% degli italiani, abbiamo la modica cifra di circa 4,5 MILIARDI di euro ANNUI che vanno a chi gestisce i termovalorizzatori] all’estero al contrario l’incenerimento è pesantemente tassato, proprio perché inquinante), oggi a nessuno converrebbe costruire un inceneritore.

    Allora perchè in Campania non parte la raccolta differenziata seria, porta a porta?
    Perché le “nostre” istituzioni vogliono aprire discariche e costruire inceneritori.
    Per togliere i rifiuti dalla strada?
    A questo punto è chiaro anche ai più sprovveduti che discariche e inceneritori non sono volute per togliere i rifiuti dalla strada. Piuttosto ai nostri politicanti fa comodo che i rifiuti restino e si accumulino in strada, perchè devono aprire discariche e costruire inceneritori!
    Perché in questo modo sono i cittadini stessi a reclamare discariche e inceneritori!
    E non è tutto.

    A governo caduto, Prodi con l’ordinanza del 20/02/08 autorizza la termodistruzione delle cosiddette “ecoballe” Campane che non rispettano le normative nazionali sulla composizione del “combustibile da rifiuto” nel futuro inceneritore di Acerra. Sulla base dell’irregolarità delle balle di rifiuti è in corso un ‘inchiesta giudiziaria nella quale sono stati rinviati a giudizio il governatore della Regione Bassolino, più altri 27 imputati tra i quali dei dirigenti della IMPREGILO, la ditta che ha preso in carico la gestione del ciclo rifiuti in Campania.
    Queste balle di merda devono essere incenerite, perché se incenerite grazie ai cip6 valgono un miliardo di euro. Un miliardo è un miliardo, che importa ai non –uomini della politica e delle lobbies se a farne le spese saranno il territorio e la popolazione di Acerra!

    Esasperando l’insofferenza dei cittadini per i cumuli di monnezza in strada i non–uomini politici vogliono aprire in Campania 10 discariche e costruire 4 megainceneritori.

    Il DL 23/05/08 del governo Berlusconi sui rifiuti in Campania, agli articoli 8 e 9 autorizza in deroga(in deroga, parola ricorrente nel decreto!) lo smaltimento in discarica e negli inceneritori rifiuti tal quale e rifiuti industriali pericolosi e non specificati, cioè tutto, comprese scorie chimiche e nucleari.

    Secondo il rapporto Ecomafia 2007 di Legambiente, il giro d' affari dello smaltimento dei rifiuti tossici nel sud Italia sarebbe stimabile in circa 23 miliardi di euro all' anno: (http://it.wikipedia.org/wiki/Ecomafia).

    Lo “Stato” non può mica lasciare tutti stì soldi nelle mani dell’ecomafia? E allora legalizza a tavolino lo smaltimento dei rifiuti tossici industriali. Magari secretando i siti, trasformandoli in siti militari off limits presidiati dall’esercito, attuando un regime di polizia, minacciando con la galera (da 3 a 15 anni) i cittadini che esprimono il proprio dissenso. Facendo passare per camorristi i cittadini che sanno, che hanno capito…..

    Capito a cosa servono inceneritori e discariche?

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