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  • 20/10/2012 Risparmio tradito, Confconsumatori: a Perugia rimborso da oltre 200 mila euro (http://www.helpconsumatori.it)

    Ricerca personalizzata

    Un risparmiatore di Perugia aveva fatto diversi investimenti, via internet e per telefono, in azioni e obbligazioni di società finite in default, dalle azioni Parmalat ai titoli Fin-Part, dalle obbligazioni argentine alle azioni Adelphia Comms. Ora, con l’assistenza di Confconsumatori e in tempi brevissimi, solo quattro mesi, un’ordinanza del Tribunale di Perugia ha disposto in suo favore il rimborso della spesa investita, pari a oltre 236 mila euro, più gli interessi e le spese. È un’altra “vittoria lampo” in tema di “risparmio tradito” segnalata da Confconsumatori.

    Spiega Mara Colla, Presidente di Confconsumatori: “È opportuno che i risparmiatori che hanno acquistato titoli di società finite male chiedano, come loro diritto, la consegna del contratto generale d’investimento, così da poter controllare se lo stesso porta la firma del legale rappresentante dell’Istituto. I legali dell’associazione hanno preparato per i risparmiatori lettere per tale scopo disponibili presso le sedi di Confconsumatori”.

    Il caso riguarda un risparmiatore di Perugia che aveva fatto diversi investimenti via internet e per telefono in azioni e obbligazioni di società finite in default (azioni Parmalat, titoli Fin-Part, obbligazioni argentine, azioni Adelphia Comms, titoli Cerruti e Finmek). L’uomo si era rivolto alla sede di Confconsumatori di Foligno. Il Tribunale di Perugia, con una recentissima ordinanza ha condannato l’Istituto di Credito a rimborsare la complessiva somma di euro 236.385,09, maggiorata degli interessi e delle spese. Il giudice si è così uniformato all’orientamento piuttosto consolidato in giurisprudenza, secondo cui, perché l’ordine non sia nullo per difetto di forma a norma dell’art. 23 TUF, è necessario che lo stesso sia accompagnato da un contratto generale d’investimento – quello che regola tutti i rapporti tra banca e investitore – sottoscritto, oltre che dal cliente, anche dal legale rappresentante dell’istituto.

    Particolarità del provvedimento sta poi nel fatto che si tratta di un’ordinanza (non di una sentenza) ottenuta in circa quattro mesi, un tempo molto breve. “Una decisione importantissima – dichiara l’avvocato Giovanni Franchi, legale di Confconsumatori, che ha tutelato in giudizio il risparmiatore – che costituisce un’importante conferma di un principio sempre più ripetuto dalla giurisprudenza. Oggi è possibile recuperare tutti gli investimenti non andati a buon fine, sempre che l’acquisto sia stato fatto entro il termine di prescrizione decennale. Anche coloro che sono già ricorsi al giudice e hanno perso la causa, la possono riproporre sulla base di questo motivo, non essendovi preclusione alcuna alla riproposizione della domanda, a meno che sulla stessa non si sia già pronunciato il Tribunale”.

    21/09/2012 Risparmio tradito, Confconsumatori: “vittoria lampo” a Padova (http://www.helpconsumatori.it)

    Quando si dice una “vittoria lampo”. E’ accaduto a 4 risparmiatori che – assistiti da Confconsumatori – sono ritornati in possesso dei loro risparmi investiti in un fondo comune in perdita. Il Tribunale di Padova ha, infatti, condannato, con ordinanza, la finanziaria a rimborsare la perdita subita, maggiorata degli interessi e delle spese. I padovani avevano subito una perdita di € 23.428,91 a fronte di un investimento di € 51.645,69. Il principio sancito  è che l’investimento è nullo se manca il contratto generale d’investimente oppure se se il medesimo sia stato sottoscritto dal solo investitore.Ma la particolarità della sentenza – spiega Giovanni Franchi, legale di Confconsumatori – sta nella circostanza che la condanna sia contenuta non come normalmente avviene in una sentenza, ma in un’ordinanza ottenuta in pochissimo tempo tramite il c.d. procedimento sommario di cognizione, introdotto con la riforma del codice di procedura civile contenuta nella legge 18 giugno 2009 n. 69.

    Quanto alla sentenza, il giudice si è uniformato all’orientamento ormai piuttosto consolidato in giurisprudenza, secondo cui, perché un investimento bancario non sia nullo per difetto di forma a norma dell’art. 23 TUF, è necessario che lo stesso sia accompagnato da un contratto generale d’investimento – quello che regola tutti i rapporti tra banca e investitore – sottoscritto, oltre che dal cliente, anche dal legale rappresentante dell’istituto. Sempre per il Tribunale, non ha rilevanza che il documento sia stato prodotto in giudizio dall’Istituto di Credito, come pure il fatto che tale circostanza non sia stata dedotta dall’attore fin dall’inizio, bastando, per superare entrambe le eccezioni, che con l’atto introduttivo sia stata chiesta la nullità per difetto di forma.

    13/09/2012 Risparmio tradito, vittoria di Confconsumatori: banca rimborsa 151.000 euro (http://www.helpconsumatori.it)

    Risparmio tradito? Non è detto che a rimetterci sia il cittadino. Ormai sono diversi i giudici che hanno condannato una banca a rimborsare il cliente; Confconsumatori ha già ottenuto diverse vittorie: ultimo, il caso di un cittadino di San Marino che aveva effettuato diversi investimenti via internet, presso la filiale di Rimini di una banca italiana, in azioni e obbligazioni di società finite in default. Il Tribunale di Rimini ha condannato la banca a rimborsare al cliente 151.942,28 euro più gli interessi e le spese.

    L’Associazione dei consumatori spiega che il giudice si è uniformato all’orientamento ormai piuttosto consolidato in giurisprudenza, secondo cui affinché l’ordine non sia nullo per difetto di forma a norma dell’art. 23 TUF è necessario che sia accompagnato da un contratto generale d’investimento – quello che regola tutti i rapporti tra banca e investitore – sottoscritto, oltre che dal cliente, anche dal legale rappresentante dell’Istituto.

    Inoltre, non ha rilevanza che il documento sia stato prodotto in giudizio dall’Istituto di credito, ma basta, per superare entrambe le eccezioni, che con l’atto introduttivo sia stata chiesta la nullità per difetto di forma.

    Questo caso ha anche una particolarità: la condanna è contenuta non come normalmente avviene in una sentenza, ma in un’ordinanza ottenuta in pochissimo tempo (circa 4 mesi), alla fine del procedimento sommario di cognizione, introdotto con la riforma del codice di procedura civile contenuta nella legge 18 giugno 2009 n. 69.

    “Una decisione importantissima – dichiara l’avv. Giovanni Franchi, legale di Confconsumatori, che ha tutelato in giudizio il risparmiatore – che conferma un principio sempre più ripetuto dalla giurisprudenza, per il quale oggi è possibile recuperare tutti gli investimenti non andati a buon fine, sempre che l’acquisto sia stato fatto entro il termine di prescrizione decennale”. Sempre per l’avv. Franchi “l’ordinanza merita di essere ricordata, perché conferma che, se non vi è bisogno di una lunga istruttoria, si possono avere provvedimenti in breve tempo”.

    Per Mara Colla Presidente di Confconsumatori “è opportuno che i risparmiatori che hanno acquistato titoli di società finite male chiedano, come loro diritto, la consegna del contratto generale d’investimento, così da poter controllare se lo stesso porta la firma del legale rappresentante dell’istituto. I legali dell’associazione hanno preparato per i risparmiatori lettere per tale scopo”.

    http://www.helpconsumatori.it

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