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  • 18/02/2006 Agricoltori predispongono "decalogo" contro crisi del settore (VC, www.helpconsumatori.it)

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    La Cia illustra nel corso del Tavolo avicolo a Palazzo Chigi le sue dieci proposte per ridare certezze agli allevatori e tranquillità e fiducia ai consumatori. Subito l'Istituzione di un' "Unità di crisi interministeriale" e interventi mirati a sostegno dei produttori. Necessaria una capillare campagna di comunicazione che coinvolga anche le scuole.

    Contro la "psicosi da pollo" e per fronteggiare il tracollo dell'avicoltura italiana occorre l'immediata istituzione di un'Unita di crisi interministeriale (ministeri Salute, Politiche agricole, Economia, Attività produttive e Ambiente) con l'obiettivo di individuare gli interventi legislativi e finanziari per risolvere il gravissimo stato di crisi del settore avicolo. Questo uno dei dieci punti illustrati oggi dalla Cia-Confederazione italiana agricoltori durante il Tavolo tenutosi a Palazzo Chigi per affrontare la pesante situazione che si è venuta a determinare: drastico calo (più del 70 per cento) dei consumi di pollame e di uova e danni che, da quando è esplosa la vicenda nell'ottobre scorso, toccano ormai i 700 milioni di euro in tutta la filiera.

    La Cia ha, dunque, predisposto un vero e proprio "decalogo" per rilanciare il settore avicolo. Si tratta di una serie di concrete proposte per ridare certezze operative e di mercato agli allevatori avicoli, che hanno visto i loro redditi pressoché dimezzati, e tranquillizzare i consumatori, frastornati da un'informazione confusa e superficiale che ha solo generato infondati allarmismi e una vera e propria "psicosi da aviaria". Per questo motivo la Cia chiede l'avvio di una campagna di comunicazione, che coinvolga anche le scuole, sui provvedimenti che garantiscono la sicurezza del consumo di carne avicola in Italia.

    Inoltre, vengono sollecitate la predisposizione di piani nazionali per contenere la situazione di esubero delle produzioni (fermo programmato) e l'individuazione di indennizzi per le aziende che sono state costrette a distruggere uova da riproduzione o ad abbattere capi destinati allo svezzamento.

    Dopo aver rimarcato la necessità di rendere definitiva la norma sull'etichetta obbligatoria, compresa l'origine del prodotto, e di incentivare l'adozione di disciplinari che, oltre a garantire il benessere animale ed il rispetto delle norme ambientali, individuino produzioni di qualità legate col territorio, la Cia sottolinea in conclusione che queste azioni devono tenere conto delle specificità degli allevamenti rurali e biologici, che rappresentano oltre il 10 per cento della produzione nazionale.


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