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  • 03/02/2007  All’Aracoeli di Roma Vittorio Sermonti declama il ''Paradiso'' di Dante (Alessandro Renzo,  http://www.korazym.org)

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    La gloria di colui che tutto move
    per l'universo penetra e risplende
    in una parte più e meno altrove.
    Nel ciel che più de la sua luce prende
    fu' io, e vidi cose che ridire
    né sa né può chi di là su discende ...

    È un luogo comune che l’ultima tratta del pellegrinaggio oltremondano di Dante sia la più diffìcile e la più tediosa. "Come scongiurare che l'insofferenza concepita a scuola per la terza cantica della Commedia si perpetui lungo tutta la vita degli ex alunni, attutita appena dalle montanti ovatte dell'oblio?". Raccontando - come fa Vittorio Sermonti - la passione mentale e la sbalorditiva bellezza che distillano "le supreme pagine di poesia del più gran libro del millennio scorso": la passione mentale che fa dire a Dante ciò che non sa ne può dire, la bellezza di una lingua "trasumanata" per esprimere l'inenarrabile, l'immemorabile, l'incomprensibile. Sermonti ci guida attraverso il portentoso happening di beati e di segni sacri allestito per Dante, astronauta mistico. È un viaggio nella luce e nel mistero: il mistero di un antico poeta di Firenze che sostiene di essere salito in carne e ossa nell'alto dei cieli, di essere stato contemporaneo di Dio nell'armoniosa unicità dell'Essere, di aver visto "la nostra effige" nella "luce eterna", e che, tornato sulla terra, prende carta e penna e riesce bene o male a trascriverla, quell'esperienza, a emendamento e salvazione di noi poveri fratelli futuri, in una lingua futura, a chiusa del libro sacro e comico che comincia: "Nel mezzo del cammin di nostra vita".

    Le origini di quest'opera risalgono all'estate del 1940, nel corso della quale l'autore, allora undicenne, ascoltò il padre che leggeva e spiegava ai fratelli maggiori l'Inferno di Dante. Mezzo secolo più tardi, sarebbe toccato a Vittorio Sermonti leggere e spiegare Dante agli ascoltatori italiani, ai microfoni della radio e nel corso di letture pubbliche. Così è nata quest'opera, che si pone un obiettivo solo apparentemente modesto: "Consentire a un qualunque italiano dotato di cultura media, intelligenza e un po' di passione di percorrere il più gran libro scritto in italiano senza interrompere continuamente l'avventura" consultando un soffocante apparato di note. E un obiettivo in realtà ambiziosissimo, e solo una prosa insieme raffinata e colloquiale, accurata e ironica come quella di Sermonti può raggiungerlo.

    Stasera, alle ore 21.00, nella basilica romana di Santa Maria in Aracoeli, il professor Vittorio Sermonti racconterà e leggerà il canto XI del "Paradiso" di Dante Alghieri, completamente dedicato a san Francesco d’Assisi. L’iniziativa culturale è stata promossa e organizzata dal Centro Culturale Aracoeli della Provincia Romana dei Santi Apostoli Pietro e Paolo dell’Ordine dei Frati Minori e dal Comune di Roma. L’ingresso è gratuito.

    Tale evento riflette l’enorme interesse che sta crescendo intorno al poeta Dante Alighieri (1265-1321) e alla sua opera più famosa, la Divina Commedia, citata recentemente anche da papa Benedetto XVI. Nella solennità dell’Immacolata, l’8 dicembre 2006, Benedetto XVI, parlando della Vergine Maria per ben due volte ha citato Dante Alighieri. Parlando ai fedeli prima dell’Angelus domenicale ha affermato: "Possiamo domandarci: perché, tra tutte le donne, Dio ha scelto proprio Maria di Nazaret? La risposta è nascosta nel mistero insondabile della divina volontà. Tuttavia c’è una ragione che il Vangelo pone in evidenza: la sua umiltà. Lo sottolinea bene Dante Alighieri nell’ultimo Canto del Paradiso: ‘Vergine Madre, figlia del tuo Figlio, / umile ed alta più che creatura, / termine fisso d’eterno consiglio’ (Par. XXXIII, 1-3)". Allo stesso modo durante l’omaggio alla statua dell’Immacolata in Piazza di Spagna, il papa aveva detto: "‘Piena di grazia’ Tu sei, Maria! Il tuo nome è per tutte le generazioni pegno di sicura speranza. Sì! Perché, come scrive il sommo poeta Dante, per noi mortali Tu ‘sei di speranza fontana vivace’" (Par. XXXIII, 12).

    Un merito tutto particolare in questo crescente interesse per Dante Alighieri lo si deve anche a Vittorio Sermonti che a Firenze e a Milano ha commentato e declamato in modo continuato tutta la Divina Commedia con una partecipazione veramente straordinaria. I suoi commenti, divenuti pubblicazioni, hanno raggiunto una notevole diffusione.

    Il professor Vittorio Sermonti è stato allievo di Natalino Sapegno, ha insegnato italiano e latino ed è stato docente di Tecnica del Verso teatrale alla Accademia Nazionale di Arte drammatica. Collabora con la RAI, con la rivista Paragone, con quotidiani e altre riviste. Scrittore e traduttore, ha pubblicato varie opere di narrativa, saggistica e teatro.

    Un suo ciclo di letture e commenti della Divina Commedia trasmesso da Rai Tre, è stato raccolto in tre volumi dell'Editore Rizzoli, L'Inferno di Dante, 1988 (supervisione di Gianfranco Contini); Il Purgatorio di Dante, 1990 ( supervisione di Gianfranco Contini); Il Paradiso di Dante, 1993 (revisione di Cesare Segre).

    A cogliere il ritorno di interesse nei confronti di Dante è stato anche l’attore e regista Roberto Benigni, il quale in una trasmissione televisiva, completamente priva di effetti scenici, commentò e proclamò l’ultimo canto del Paradiso della Divina Commedia, ottenendo un altissimo indice di ascolto. Anche a livello internazionale Dante sta avendo cultori, soprattutto nel mondo di lingua inglese.

    Con questa iniziativa i francescani del Centro Culturale Aracoeli di Roma intendono anche valorizzare il patrimonio storico-spirituale del francescanesimo.

    Con il Centro Culturale Aracoeli i francescani dell’Ordine dei Frati Minori del Lazio danno seguito a un progetto di animazione culturale volto a valorizzare il patrimonio storico-spirituale del francescanesimo e ispirato al ministero di Francesco d'Assisi. Al Poverello d'Assisi rivolgono l'attenzione non solo le culture cristiane ma anche quelle non cristiane che prendono coscienza delle scelte elementari e irreversibili imposte dallo sviluppo scientifico. Ebbene, il Centro vuole anche favorire, nel rispetto delle differenze, l'incontro e la conoscenza reciproca, al di là degli steccati ideologici e religiosi, in un comune cammino di ricerca della verità.

    Per ulteriori informazioni

    Centro Culturale Aracoeli
    Convento dell'Aracoeli
    Scala dell'Arce Capitolina 12
    00186 RomaTelefono: +39-06-6780008
    Telefax: +39-06-69293797
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