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  • 08/10/2007 In politica, l'amore conta... (imone Baroncia, http://www.korazym.org)

    Ricerca personalizzata

    A Cesenatico l’associazione “Rosa Bianca” ha tenuto la sua annuale scuola di formazione politica: ‘L’amore conta’. Un fine settimana interessante per chi segue il dibattito politico. Ne parliamo con il prof. Pizzolato.

    La scuola rientra in un progetto culturale dell’Associazione, denominato "Persona e Comunità", che ha le caratteristiche di un percorso: “Incrociando vocazioni e competenze, diventa possibile perseguire quegli obiettivi che ci appaiono oggi prioritari: la tutela dell’interiorità, la cura della vita, la formazione al sapere critico, la convivenza delle differenze, il governo dell’economia, la riforma dello Stato sociale, la politica democratica”. Queste caratteristiche comportano a considerare la felicità come il fine della politica. Ma una felicità che deve essere raggiunta attraverso il sacrificio, inteso nel senso come fattore ‘positivo’ per arrivare alla gioia del ‘parto’.

    Sant’Agostino nel “De Civitate Dei” scrive: “Perciò è ora l'occasione di esporre, con la brevità e chiarezza che potrò, la tesi che ho promesso di dimostrare nel secondo libro di questa opera, sulla base delle definizioni che in Cicerone usa Scipione, nei libri su Lo Stato, e cioè che non è mai esistito uno Stato romano. Definisce in sintesi che lo Stato (res publica) è la cosa del popolo. Se la definizione è vera, non è mai esistito lo Stato romano, perché mai fu cosa del popolo, ed egli ha dimostrato che questa è la definizione dello Stato. Ha infatti definito il popolo come l'unione di un certo numero d'individui, messa in atto dalla conformità del diritto e dalla partecipazione degli interessi. Nel dibattito spiega che cosa intende per conformità del diritto, poiché dimostra che senza la giustizia non si può amministrare lo Stato; è impossibile dunque che si abbia il diritto in uno Stato in cui non si ha vera giustizia. L'atto che si compie secondo diritto si compie certamente secondo giustizia ed è impossibile che si compia secondo il diritto l'atto che si compie contro la giustizia. Infatti non si devono definire e considerare diritto le illegali istituzioni di certi individui, poiché anch'essi considerano diritto la norma che promana dalla sorgente della giustizia. È falso inoltre ciò che per sistema si afferma da alcuni, i quali sostengono l'erronea opinione che è diritto quel che promuove l'interesse del più forte”.

    Secondo il prof. Luigi F. Pizzolato, docente di letteratura cristiana antica all’Università Cattolica di Milano:
    “E’ il testo forse più lucido, dove si cerca di parlare dell’interferenza del rapporto tra giustizia e carità; e di come la carità è incarnata nel momento storico. Non può che essere così”.

    In politica come devono vivere la città i cattolici?
    “Devono vivere la città come luogo proprio del loro impegno, che permette loro di costruire sulla terra le premesse dei cieli nuovi e della terra nuova”.

    Lei ha parlato di legge naturale e legge dell’economia di salvezza: quale è il proprium del cattolico?
    “Dipende dalle epoche. Quando c’è un’epoca di forte coesione culturale tra i cattolici il richiamo alla legge naturale funziona. Quando, invece, le epoche sono di grande movimento, non dico che non esista la legge naturale, ma non è percepibile immediatamente. Allora bisogna cercare di ricostruire le premesse attraverso questa economia della graduazione di salvezza”.

    In cosa consiste?
    “Consiste nella pianificazione stessa come piano di salvezza: riprendere nella storia le movenze del piano di salvezza di Dio stesso, che ha educato gradualmente il suo popolo per farlo crescere verso la pienezza dei tempi”.

    http://www.korazym.org
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