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  • 22/09/2009 Un quant di responsabilità (Federico De Vita, http://www.lavoce.info)

    Ricerca personalizzata

    Nel mondo della finanza si è da anni consolidato il ruolo dei cosiddetti quan, persone che hanno ottenuto un PhD in una materia scientifica e che prestano i loro servizi all'industria. Sono stati additati tra i responsabili della crisi per i disastrosi errori che hanno commesso. Soprattutto, però, c'è bisogno di una matematica nuova per una finanza nuova. E gli scienziati nel mondo finanziario sono chiamati a fare il loro mestiere, ottenendo così credibilità e, di conseguenza, la responsabilità dovuta nel processo di investimento.

     

    IL QUANT: CHI È COSTUI?

    Nel mondo della finanza si è da anni consolidato il ruolo dei quant (da quantitative analyst), persone che hanno ottenuto un PhD in una materia scientifica, di solito matematica o fisica, e che prestano i loro servizi all’industria. I quant – chi scrive è uno di loro – hanno contribuito alla crisi attuale prendendo cantonate epocali nella misura dei rischi effettivi di mercato e sono stati per questo additati come colpevoli, sia pure non unici. Discutere il loro ruolo, le loro responsabilità e gli strumenti matematici che usano non è di poco conto se si vuole che i mercati finanziari funzionino meglio in futuro. 
    I quant, in genere, si occupano di gestione degli investimenti, creazione o quotazione di derivati e prodotti strutturati, gestione del rischio. Nella realtà, tutti questi mestieri sono estremamente simili, sono solo le finalità a essere diverse. Il tutto si riduce, di fatto, alla modellazione di uno o più aspetti dei mercati finanziari, individuando quali siano le fonti di rischio, incertezza e quant’altro, per poi passare i numeri attraverso un qualche tipo di ottimizzatore, implicito o esplicito, arrivando infine all’output necessario per operare, sia esso un ordine di compravendita, il prezzo di un derivato esotico o una tabella che descrive (certi aspetti de) i rischi di un portafoglio.

    UNA MATEMATICA PRESA A PRESTITO

    All’interno della comunità quant, in questi mesi, si è cercato di capire cosa sia andato storto e come si possa migliorare, proponendosi con più credibilità sia nei confronti dell’industria, sia del mondo esterno. Un’idea piuttosto radicata è che la matematica finanziaria sia una sorta di scienza sperimentale: si osserva un fenomeno, lo si modella e si sperimenta (attraverso, in genere, back-test o simulazioni) per verificare la bontà del modello. Le tecniche matematiche usate sono spesso piuttosto avanzate, ma, sorprendentemente, non esistono teorie matematiche vere e proprie nate da esigenze finanziarie. Si usano quasi sempre strumenti nati in ambiti completamente diversi, senza neanche badare troppo a come mai una tecnica propria, ad esempio, della fisica possa aver senso in finanza. Proprio l’utilizzo di tecniche non pensate ad hoc, ma prese in prestito, spesso acriticamente, da altre discipline scientifiche è la causa principale del fallimento dei modelli durante l’ultima crisi. La matematica finanziaria non è, allo stato attuale, una scienza sperimentale, ma una branca dell’ingegneria. Il problema è che senza una valida teoria, la pratica ingegneristica si ritrova a essere priva di fondamenti e non sta in piedi.

    IL CONTRIBUTO DEI QUANT ALLA CRISI

    Nell’agosto 2007, allo scoppio della crisi dei mutui, ci sono stati i primi importanti cedimenti dell’edificio quant. Il rischio del credito subprime, si è pensato, si può ammortizzare in un paniere di credito in cui la parte più rischiosa viene compensata da una parte meno rischiosa, non correlata. Ma è stata proprio questa correlazione a crescere a dismisura, facendo fallire miseramente il modello. Non esistono modelli adeguati per trattare le brusche impennate della correlazione. In realtà, è proprio l’idea della centralità della correlazione a essere sbagliata e più in generale il non riuscire a superare i limiti (evidenti) posti dai modelli lineari. Più avanti nella crisi, ha giocato un ruolo fondamentale il VaR: una misura della perdita massima possibile entro una data soglia probabilistica: ad esempio, nel 95 per cento dei casi non si perde più del 3 per cento. Questa misura, nelle sue innumerevoli varianti, è stata usata in modo estensivo nell’industria (e ancora viene usata, sorprendentemente) con risultati a dir poco disastrosi. Il calcolo del VaR presenta due tipi di problemi: da un lato è per sua natura inaffidabile dato che si cerca di dare un valore a una quantità di fatto non conoscibile; dall’altro nulla dice su cosa succede oltre la soglia data (quello che è successo col crollo di Lehman non rientra nel novantacinquesimo né nel novantanovesimo percentile – i percentili rilevanti per il calcolo del VaR). Le dimensioni degli investimenti decise in base al VaR sono risultate inadeguate (troppo rischio sul tavolo) e le perdite conseguenti ingenti, compresi i fallimenti di banche d’affari.

    UNA MATEMATICA NUOVA PER UNA FINANZA NUOVA

    Gli esempi di errori disastrosi dei quant non si limitano certo all’utilizzo della correlazione e del VaR. Il bisogno di una matematica nuova per una finanza nuova è impellente: gli scienziati nel mondo finanziario facciano gli scienziati, ottenendo così la credibilità necessaria e, conseguentemente, la responsabilità dovuta nel processo di investimento.

    http://www.lavoce.info

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