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  • 21/24 JULY 2005 EUROPEAN JUMPING CHAMPIONSHIP Jean Maurice Bonneau a San Patrignano (www.sanpatrignano.org) .it)

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    Jean Maurice Bonneau è uno dei più apprezzati tecnici dell’equitazione mondiale. Uomo di grande esperienza sportiva, è stato un cavaliere d’alto livello. Conosce bene tutti i grandi concorsi internazionali ed è commissario tecnico della nazionale francese di salto ostacoli. Lo abbiamo incontrato a San Patrignano, nell’ultima settimana di gennaio, mentre visita la comunità e le sue strutture agonistiche, in vista del campionato del prossimo luglio.

    Per prima, registriamo una valutazione sulle strutture che ospiteranno le gare. “Ogni cosa è all’altezza della manifestazione, dal parcheggio per i van alle stalle, con box molto confortevoli per i cavalli, Cosa importante, visto che nel salto ostacoli gli atleti, più duramente impegnati, sono i cavalli. Il campo gara mi è sembrato in ottime condizioni e grande abbastanza da accogliere tutte le competizioni. Inoltre, poiché nello stesso tempo non si correrà anche un CSI e avremo solo le gare dell’europeo e a saltare saranno solo 80 binomi al giorno, non vedo problemi all’orizzonte. Poi ho visto anche che ci sono due campi d’allenamento, uno indoor e l’altro outdoor.”.

    Inevitabile non chiedergli un pronostico sui favoriti della manifestazione: ”Non è difficile dire Germania, sono ai vertici delle classifiche da anni Con i due Beerbaum, Meredith Ludger, Markus Ehnning e tutti gli altri, i tedeschi potrebbero schierare due squadre vincenti. Ma credo che ci sarà, in ogni modo, battaglia con gli altri team: Francia, Belgio, Olanda, Svezia, Svizzera. Il campionato è difficile, bisogna iniziare bene già dal primo giorno. Se non sei tra i primi quattro della classifica dopo la prima gara (tab. c - contro il tempo), il giorno dopo è difficile arrivare a una medaglia con la squadra. Ad ogni modo, mancano ancora cinque mesi al via e i giochi sono ancora aperti, ma sulla carta i grandi favoriti sono i cavalieri tedeschi”.


    Ma ciò che più ha colpito il commissario tecnico francese, è stata la vita della comunità, i suoi ragazzi, il significato culturale e sociale che esprime questa edizione del campionato: “Credo, che per tutti noi sia un’opportunità per osservare ed essere partecipi di ciò che accade fuori dal mondo dello sport professionistico. Talvolta, quando raggiungi un livello top, nel nostro o negli altri sport, ti preoccupi solo dei tuoi problemi. Invece, quando incontri San Patrignano, la tua prospettiva cambia. Sono qui da questa mattina e sono molto colpito dall’organizzazione e dall’armonia, con cui i ragazzi della comunità fanno ogni cosa. Forse, questo campionato può servire a costruire un legame più forte tra lo sport e questo tipo di realtà, più in generale tra lo sport e il resto della società. Per essere un campione, devi essere, per forza, un po’ egoista. Devi sempre pensare ai tuoi problemi, ai tuoi obiettivi. Ma quando visiti San Patrignano, o vedi cosa è accaduto in Asia durante lo Tsunami, un errore in gara diventa un fatto relativo. Non è più così importante: è solo un pezzo di legno, che cade per terra! E, qualche volta, fa bene tornare alla realtà vissuta da altre persone. Noi siamo fortunati, viviamo ai livelli top dell’equitazione, pratichiamo ogni giorno la nostra più grande passione e può solo farci bene, vedere che intorno a noi c’è anche dell’altro”.

    Parole semplici, ma profonde, sul ruolo dello sport nella società, sulla personalità dai campioni, seguite da una riflessione su San Patrignano e il suo percorso di recupero: “Una delle cose che mi ha più impressionato è stato vedere il villaggio di casette della comunità. E’ come una piccola città, dove ognuno può fare qualcosa o imparare qualcosa. Se sei in grado di fare una poltrona, come quella su cui siamo seduti in questo momento, mentre mi intervistate, ne sei orgoglioso. Hai creato qualcosa di vero e duraturo. In gara monti un cavallo, salti, ma tutto dura pochi minuti, poi è finito. E’ molto diverso, ma un punto in comune con il nostro sport c’è. I cavalieri dell’europeo sono superstars, certo, ma hanno lavorato duro per raggiungere questo livello. Arrivare al top costa anni di allenamento e d’impegno. E’ questo il punto in comune: l’impegno per raggiungere i tuoi obiettivi, nella vita e nello sport. Per riuscirci, il primo lavoro che hai da fare è su te stesso. Spesso, quando alleno dei cavalieri dico, tu vuoi battere i migliori, ma prima devi cercare di battere, superare, te stesso. Cerca prima di migliorarti, di aumentare le tue capacità e allora, forse, diventerai un numero uno. Ma se sei arrivato al numero dieci, partendo dal numero trecento, sei cresciuto tantissimo: devi esserne orgoglioso. Penso che per i ragazzi di San Patrignano, il loro percorso di recupero sia un po’ la stessa cosa”.

    Ma la riflessione di Bonneau non si ferma qui. Continua affrontando l’importanza per ogni persona di porsi sempre nuovi obiettivi e sulla difficoltà di affrontare il successo: “Quando raggiungi la cima accade di chiederti cosa posso ottenere d’altro? Nient’altro, spesso, è la risposta. Allora, alcuni dei numeri uno dello sport, oppure attori, cantanti, personaggi famosi, entrano in uno stato di depressione e, magari, cominciano con le droghe. Lo fanno perché non hanno più sogni da realizzare, traguardi da raggiungere, Per questo, è importante rimanere sempre con i piedi per terra, continuare ad essere se stessi. Oggi sei una superstar, ma domani puoi essere dimenticato e sentirti una nullità. Credo che uno dei segreti di San Patrignano sia che i ragazzi della comunità, si sentono sempre come uno sportivo che ha dato il massimo di sè.”
    Insomma, una conversazione partita da argomenti squisitamente tecnici e sportivi, ma che grazie alla sensibilità di Bonneau, si è conclusa con un riferimento personale: “Nello sport e nella vita se non ami te stesso, non ami nessun altro. Se vuoi dare qualcosa agli altri, prima devi avere ricevuto a tua volta qualcosa. Per esempio, mia figlia ha vent’ani, è una studentessa. Fa parte di una associazione parigina, che aiuta i senza casa. Li incontrano per strada e li ospitano alla notte, offrono loro pasti caldi. Ha incontrato gente che aveva un buon lavoro, un buon stipendio. Dopo hanno divorziato, qualcosa è andato male nella loro vita e si sono ritrovati soli e senza più nulla. Ma sono persone come noi! Anni fa pensavo che fossero persone pigre, senza voglia di lavorare, e che per questi motivi si trovassero alla disperazione. Ma non é vero. Sono cose che possono capitare a chiunque nella nostra società. Se noi non ci occupiamo di loro, ho paura per il futuro di tutti noi. Perché, se un uomo non riesce più a fare anche solo i piccoli gesti della quotidianità, lavarsi, vestirsi e cose così, non riesce a fare niente altro di buono nella sua esistenza. Qualunque cosa fai, devi sempre rispettare la tua vita. In questo modo, non sei più solo e riesci a ripartire. Questa è la sensazione che ho provato incontrando le persone di San Patrignano”.


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