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  • 07/05/2007 Euro 2012, quanto costa la bocciatura dell'Italia (Diego Corrado, Battista Severgnini, www.lavoce.info)

    Ricerca personalizzata

    Doppia sconfitta per l’Italia. Per fortuna c’è il Milan. La bocciatura della candidatura italiana a ospitare Euro 2012 può essere esaminata sotto varie prospettive. Per quanto quella dell’orgoglio nazionale ferito sia forse la più prossima al modo di auto-rappresentarsi del nostro calcio, che a tutti i livelli sembra non riuscire a distaccarsi dalla dimensione ludico-passionale che da sempre lo caratterizza, altre chiavi di lettura paiono fornire risposte al tempo stesso più interessanti e meno consolatorie. Dopo che a Cardiff il 18 aprile scorso Michel Platini ha annunciato la designazione di Polonia e Ucraina come organizzatori della fase finale dei Campionati europei del 2012, molti commentatori hanno indicato tra le cause dell’insuccesso italiano la perdita di immagine del "sistema Italia", attribuendola vuoi agli episodi di corruzione legati a "Calciopoli", vuoi all’alto tasso di violenza negli stadi, non senza citare la rivalità di altre Federazioni calcistiche forti. Nessuno, però, si è preoccupato di quantificare questa bocciatura in termini di mancata crescita del Pil del nostro paese, dovuta al fatto che le partite tra cinque anni vengano giocate a Wroclaw e Odessa anziché a Bari e Verona.

    L’impatto economico

    A noi pare invece che l’impatto economico debba essere il punto di partenza per esaminare le implicazioni dell’organizzazione di eventi internazionali di così grande richiamo. A considerazioni di carattere quantitativo devono poi seguirne altre, volte a misurare l’impatto "qualitativo" di queste manifestazioni, che inevitabilmente differiscono a seconda del contesto in cui si svolgono. A parità di altre condizioni, è legittimo attendersi che i medesimi investimenti abbiano differenti ricadute su economie che attraversano diverse fasi del ciclo economico e siano caratterizzate da diverse dotazioni di infrastrutture di base e specifiche, e che abbiano o meno settori in grado di sfruttare sinergie con l’evento sportivo.Partendo dalla prima questione, osserviamo che non è molto facile ottenere una stima di quanto possa incidere l’organizzazione di un Campionato europeo sull’economia del paese organizzatore. Ciò è dovuto al fatto che non è possibile calcolare in modo preciso le spese totali a cui devono far fronte gli organizzatori sia per mancanza di informazioni dettagliate (1), sia perché i costi possono essere imprevedibili (si pensi ad esempio a spese straordinarie dovute alla sicurezza). I costi pianificati per l’organizzazione sarebbero 872 milioni di euro, suddivisi in 672 per interventi nelle infrastrutture degli stadi e 200 per le misure di sicurezza. (2) Un metodo che può essere adottato per calcolare il mancato aumento netto della crescita del prodotto interno lordo è quello di osservare alcuni dati economici a partire dagli anni Ottanta per i paesi organizzatori. Abbiamo ristretto la nostra analisi al settore economico che dovrebbe essere maggiormente coinvolto, ossia "hotel e ristoranti" utilizzando dati forniti dalla banca-dati europea Euklems. (3) Nella due tabelle qui sotto consideriamo la variazione annuale in termini percentuali per il valore aggiunto e per ore lavorate nell’anno dello svolgimento della fase finale per il paese organizzatore. Per controllare che il dato non sia affetto da eventi esterni che incidono sul turismo (ad esempio, dal clima), confrontiamo la stessa crescita per uno dei suoi paesi confinati e per la media dei 15 paesi europei, evidenziando le performance dell’organizzatore superiori a quella del paese confinante.

    VALORE AGGIUNTO

      Italia Francia EURO15

    1980

    1,10

    0,82

    -0,38

      Francia Italia EURO15

    1984

    0,28

    -5,45

    0,36

      Germania Ovest Francia EURO15

    1988

    -0,68

    0,14

    2,15

      Svezia Danimarca EURO15

    1992

    2,33

    -5,34

    -0,75

      UK Francia EURO15

    1996

    2,93

    -0,85

    -0,11

      Paesi Bassi Francia EURO15

    2000

    5,19

    4,51

    4,46

      Portogallo Spagna EURO15

    2004

    1,55

    3,75

    1,56

           
    Media

    1,81

    -0,35

    1,04

     

    Tabella 1: variazione percentuale annua del valore aggiunto

    Per quanto riguarda il valore aggiunto, eccetto per la Germania Ovest e il Portogallo (paese a quei tempi in piena recessione), sembra che ci sia stato un effetto "europei" sul settore turismo nei paesi organizzatori, effetto presente seppure in maniera meno evidente, anche considerando le ore lavorate.

    ORE LAVORO

      Italia Francia EURO15

    1980

    3,11

    -1,92

    1,50

      Francia Italia EURO15

    1984

    1,69

    4,57

    2,53

      Germania Ovest Francia EURO15

    1988

    2,34

    2,46

    3,29

      Svezia Danimarca EURO15

    1992

    3,21

    -3,67

    -0,10

      UK Francia EURO15

    1996

    0,22

    -0,74

    0,74

      Paesi Bassi Francia EURO15

    2000

    1,41

    2,77

    0,37

      Portogallo Spagna EURO15

    2004

    3,20

    5,19

    1,87

           
    Media

    2,17

    1,24

    1,46

    Tabella 2: variazione percentuale annua ore lavorate

    Questi dati, pur con le approssimazioni insite nella metodologia che abbiamo adottato, sembrano comunque indicare una correlazione positiva tra organizzazione degli europei ed una maggiore crescita dell’economia. Considerando la composizione strutturale dell’economia italiana, in cui il settore del turismo e della ristorazione ha un ruolo molto importante, e valutando un ipotesi pessimistica dovuta ad investimenti erronei, riteniamo che la perdita in termini di mancata crescita del Pil possa essere quantificata in circa lo 0,05-0,15 per cento, 0,8-2,25 miliardi di euro.Ma questa osservazione di larga massima, va opportunamente qualificata in relazione alle caratteristiche infrastrutturali del paese organizzatore.

    Manca la credibilità manageriale

    Così, se l’assegnazione a Ucraina e Polonia – che indubbiamente risponde anche a considerazioni di politica calcistica (4), e forse di politica in senso lato – mira ad aiutare quei paesi a dotarsi di una rete infrastrutturale di base (5), e appare dunque apprezzabile almeno nelle intenzioni, d’altro canto dobbiamo osservare come la letteratura economica da tempo abbia concluso che l’impatto più significativo si verifica in contesti dove prevale l’investimento privato (6), e soprattutto dove questo possa fare affidamento su una dotazione di impianti già esistente.E dunque è sotto questo aspetto di carattere più strettamente qualitativo, che deve essere esaminata la bocciatura della candidatura italiana. Al di là di considerazioni di campanile, il nostro calcio professionistico non riesce a dotarsi della credibilità manageriale che gli consenta di attrarre quegli investimenti privati, che apparirebbero invero più che giustificati dal volume d’affari aggregato del settore, la cui presenza avrebbe consentito alla candidatura italiana di presentarsi con un profilo nettamente alternativo a quello di Polonia e Ucraina. Come dimostrano anche i contrasti che hanno accompagnato il varo del recente decreto-Amato per la sicurezza negli stadi, tutti incentrati sull’individuazione dei soggetti onerati delle spese di messa a norma, la mancanza di una cornice di governance adeguata ha sinora impedito al calcio italiano di cogliere pienamente le opportunità insite nella inarrestabile modifica del modello di business prevalente nel settore professionistico. Un altro aspetto negativo che contraddistingue l’organizzazione del calcio italiano e che scoraggia investimenti da privati e dall’estero è la totale mancanza di chiarezza e trasparenza: un esempio indicativo proviene dal sito internet della Figc per Euro 2012, dove si apprende che "il governo ha previsto un primo accantonamento di 20 milioni di euro destinati alla possibile assegnazione del Campionato d’Europa per nazioni del 2012 all’Italia". (7) Tuttavia non vi è un elenco esauriente della distribuzione degli investimenti e del resto, dopo la bocciatura, non è stata data alcuna indicazione sulla destinazione di questo fondo.Se il 18 aprile Platini ha premiato Polonia e Ucraina (8), l’Italia ne è uscita doppiamente sconfitta, non solo per aver mancato un’occasione di "spingere" il Pil, ma perché ancora una volta è parsa priva di strategie chiare in un settore che continua a essere governato con logiche che appaiono sempre più inadeguate ai tempi.

     

    (1) Il sito dell’organizzazione italiana (http://www.2012-figc.org) offre dati molto scarni rispetto ai maggiori dettagli del sito polacco (si veda, per un esempio, http://www2.e2012.org/en/28_280.htm).
    (2) Si veda
    "Europei di calcio 2012, l'Italia punta un miliardo" sul Sole 24 Ore del 18 aprile 2007.
    (3) Disponibili al sito
    www.euklems.net
    (4)
    È un dato di fatto che – perlomeno a partire da Usa ’94 – le organizzazioni di governo del calcio mondiale hanno mostrato una concezione delle manifestazioni di punta del movimento calcistico come strumenti di penetrazione in mercati ancora poco sviluppati, come dimostreranno in seguito le assegnazioni della Coppa del Mondo a Giappone e Corea nel 2002 e al Sudafrica nel 2010.
    (5) Vedi L. Maisano, Il Sole 24 Ore del 19 aprile 2007, p. 23: "Se Varsavia prevede di spendere ventisei miliardi di euro, attingendo dai fondi europei garantiti dalla partnership Parlamento europeo, il Consiglio dell’ Unione europea, la Commissione europea, la Corte di giustizia e la ...... [continua]', FGCOLOR, '#EEEEEE', BGCOLOR, '#000000', TEXTCOLOR, '#000000', WIDTH, 200, HEIGHT, 120);" onMouseOut="nd();" >UE, l’Ucraina dovrà fare molto di più e farlo più da sola. Manca di tutto, dagli stadi agli alberghi, da strade e ferrovie ad aeroporti".
    (6) Cfr. J. Siegfried, A. Zimbalist, "The economics of sports facilities and their communities", in Journal of Economic Perspective, vol 14, 2000, p. 95, e T. Coupé, "Should Ukraine aim to organize the European Championship 2012?", disponibile alla pagina http://www.eerc.kiev.ua/ypages/details.php?id=020.
    (7) http://www.2012-figc.org/euro2012/pagine/giornale/notizie/notizia/default.jspx?id=155
    (8) Se gli investimenti saranno gestiti in maniera efficiente, ci aspettiamo per la Polonia una maggiore crescita lorda di 0,2-0,4% del Pil.

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