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  • 18/11/2005 Tranfaglia - Ma le Idee non si mettono in Prigione (Nicola Tranfaglia, visto su www.comedonchisciotte.it)

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    L’arresto in Austria dello storico di estrema destra David Irving, noto per le sue tesi - del tutto infondate - in cui sostiene che Hitler non sapesse nulla dello sterminio degli ebrei, e in alcune conferenze negatore tenace del massacro di sei milioni di ebrei da parte del regime nazista, merita una riflessione sul rapporto che intercorre fra libertà di opinione e responsabilità penali.

    Il carcere per Irving si spiega con il fatto che l'attuale legge austriaca contempla l'arresto per il reato di apologia di nazismo: e il giudice, dunque, non ha fatto che applicare la legge.
    Ma ci sono due brevi considerazioni che si impongono in questo momento. La prima è che l'arresto non appare una misura che si attagli all'opinione o meglio all'interpretazione di uno storico: proprio coloro che si sentono profondamente estranei e assolutamente distanti dal metodo e dal contenuto dei libri di Irving - come chi scrive - possono sostenere, a viso aperto, una simile posizione.

    Posso essere d'accordo con misure amministrative, multe e risarcimenti economici da parte di chi si sente offeso dai giudizi espressi dallo studioso. Ma non l'arresto e il carcere. Le idee si combattono, ma non si arrestano.
    Secondo. Chi conosce la difficoltà che per troppi decenni ha caratterizzato la presa di coscienza da parte della Repubblica austriaca e del popolo austriaco del ruolo che hanno avuto nella vicenda nazista degli Anni Trenta e Quaranta - qualcuno ricorderà il caso del presidente Kurt Waldheim, accusato di aver avuto incarichi nell'esercito nazista -, chi è a conoscenza del fatto che sul territorio austriaco furono posti campi di concentramento (come Dachau), potrà forse stupirsi del grande zelo maturato soltanto di recente.

    Mi è accaduto più volte in convegni internazionali in Germania o in quel Paese, negli scorsi decenni, di verificare personalmente il ritardo di uomini e di istituzioni rispetto a un regime che in Austria venne accolto nel 1938 con grandi festeggiamenti e vide la partecipazione di alcuni uomini politici austriaci alle pesanti responsabilità del vertice nazionalsocialista nella Seconda Guerra mondiale e nella politica del Nuovo ordine nazista nell'Europa occupata.

    Naturalmente il discorso potrebbe allargarsi oltre il caso austriaco. Penso per far solo un esempio all'impossibilità risolta soltanto assai di recente per gli storici giapponesi di analizzare e discutere le responsabilità dell'imperatore Hiro Hito nel regime militarista e parafascista asceso al potere negli Anni Trenta e Quaranta in Giappone.

    Nicola Tranfaglia
    Fonte: www.lastampa.it

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