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  • 31/08/2010 Gheddafi: un poker in tre. La rivoluzione libica nei documenti di Kew Gardens (Giuseppe Casarrubea, http://casarrubea.wordpress.com)

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    Gli italiani, vescovi e cardinali compresi, non hanno saputo che pesci pigliare in questi giorni aggrediti come sono stati dai fumi islamici del nostro ospite Muammar Gheddafi. Il colonnello, scambiando il ruolo politico o militare con quello sacerdotale, come un prete in chiesa, si è messo a spargere il verbo dell’Islam. Non di fronte a gente devota o votata a Maometto, ma tra belle e giovani ragazze radunate in assemblea a Roma per ascoltare, Corano in mano, la sua parola. E lo ha fatto con tutti i rituali e le scenografie che si addicono alla tradizione più arcaica del suo Paese di provenienza, dall’ambasciata libica a Roma,  con lo sfondo della sua tenda beduina e i nitriti di trenta cavalli berberi che hanno fatto da  coreografia al suo corteo esotico.

    Bella terra l’Italia! Chi ci arriva è a casa sua e non deve fare fatica per sentirsi bene accolto. Tranne, si capisce, gli immigrati che non sono in visita ufficiale, ma ci stanno per guadagnarsi un pezzo di pane, prendendosi sempre i calci in culo di Borghezio e dell’ultimo arrivato della Lega che con la bandiera del nostro Paese sa che cosa fare. Una Patria, l’Italia, che non è più antica terra di santi ed eroi, viaggiatori e poeti. Ma  è  luogo idoneo a gente sempre più votata alla ricerca di un Eldorato perduto, fatto di miraggi e di sogni. Ma in cui a sognare sono sempre più in pochi, mentre la stragrande maggioranza della gente sta male, gli immigrati assomigliano sempre più agli appestati e quelli che spingono alle frontiere sono diventatati oggetti di scambio e di baratto. Merce analoga al petrolio.

    Berlusconi, infatti, ha costruito un nuovo equilibrio internazionale incuneandosi sempre meglio tra amici che forse gli assomigliano, per indole e carattere, come sono, per ragioni diverse, da un lato il leader libico, dall’altro l’amico ultradecennale Vladimir Putin. Con quest’ultimo  è ormai solito fare delle belle nuotate nel mare della Sardegna o banchettare a base di vodka e caviale a Mosca e a San Pietroburgo.  I due con Gheddafi formano ormai una terna di compari, non sordi, questa volta, che si intendono con un solo sguardo.  Ma tant’è. Dio fa gli uomini e tra di loro si accoppiano. Questa insana amicizia a tre punte non denota, però, fatti privati, visto che l’azione di un governo si connota grazie agli atti concreti del suo premier. E’ la costruzione di un’intesa che dura da diversi anni. Una sorta di società di mutuo soccorso. Chissà qualcuno dovesse cadere in disgrazia potrebbe sempre trovare soccorso negli altri. Come si addice agli amici per la pelle. Tant’è che oggi, possiamo ben dirlo, gli equilibri internazionali dell’Italia sono mutati e i punti cardinali del nostro Paese non sono più l’Occidente e gli Usa, con i quali spesso Berlusconi è caduto in disgrazia. Sono al contrario le nuove amicizie internazionali, personali, come personali sono le reti di amicizia che coprono il tessuto sociale e politico di Forza Italia. Che sia nata una nuova santissima Alleanza?

     

    Muammar Gheddafi e le sue Amazzoni

    Nessuno avrebbe potuto immaginare, fino a qualche anno fa, che un capo di Stato sarebbe potuto arrivare nel nostro Paese per fare proseliti all’Islam, se non altro per una questione di buona educazione. O che avrebbe utilizzato l’Italia per invitare tutti gli Europei, popoli incivili, a convertirsi alla religione del Corano, prima che sia troppo tardi. Che ci fosse un’imminente minaccia islamica e integralista di tipo talebano è cosa che da tempo si vocifera. Ma che la terribile notizia dovesse essere propalata da un premier assolutista nel corso di una visita ufficiale, non ce lo saremmo aspettato. Che ci stanno a fare i servizi segreti italiani? Se non conoscessimo il colonnello e il suo fedele amico, il nostro Berlusconi, avremmo avuto difficoltà a riorientare la nostra cultura millenaria verso i nuovi lidi che il mondo libico e arabo oggi ci offre. Gas e petrolio a parte.

     

    LIBIAHIMOVIC2

    Negli incontri preliminari che alcune centinaia di hostess hanno avuto, in due meeting successivi, nelle prime ore del soggiorno romano del colonnello, si è dispiegato il nuovo edonismo gheddafiano con i consueti miraggi paradisiaci sapientemente costruiti da alcune agenzie opportunamente foraggiate non si è capito bene da quali straordinarie sovvenzioni. Le ragazze hanno avuto, infatti, l’obbligo di portare con sè in bella mostra una elegante copia del Corano e in virtù della loro presenza hanno guadagnato un gettone pari a settanta euro. Quindi anche il semplice vedere un capo religioso oggi conta. Pare che alla sola vista di Gheddafi alcune ragazze si siano convertite all’Islam, folgorate come San Paolo sulla via di Damasco. L’incontro assembleare con le “vergini “ha avuto un sapore iniziatico, augurale per la visita del colonnello. Ma non si è trattato di un fatto privato. Ad accogliere l’aereo libico, infatti, all’aeroporto di Roma, c’era Franco Frattini, ministro per gli Affari Esteri.

    Cosa si siano detto di serio Gheddafi e Berlusconi lo sanno solo loro. Certo non hanno parlato di diritti umani in Libia, di politiche solidaristiche e di integrazione tra culture diverse, come avrebbe voluto Amnesty International. Tutto si è svolto tra spettacoli di cavalli berberi e caroselli di Carabinieri alla Caserma Salvo D’Acquisto, prima della cena offerta dal nostro premier in onore dell’ospite. Una cena speciale che ha rotto, per l’occasione, l’obbligo del digiuno imposto dal Ramadan.

    L’invito di Gheddafi agli europei di convertirsi all’Islam, ha, però, il sapore di una minaccia. Anzi di un ricatto: se gli europei non dànno cinque miliardi di euro all’anno alla Libia per bloccare i flussi migratori provenienti da tutta l’Africa e diretti verso l’Europa, la Libia potrebbe aprire le sue frontiere e favorire in tempi brevi l’africanizzazione del vecchio continente. Ancora una volta i soldi, contati sul tavolo dei giocatori di poker, sono alla base di tutto. Ma diceva una vecchia canzone di Celentano, a poker non si gioca in tre.

    Segue  un approfondimento su Gheddafi:

    24/01/2009 La rivoluzione libica nei documenti di Kew Gardens (1969-1977)(Giuseppe Casarrubea, http://casarrubea.wordpress.com)

    Muammar Gheddafi

    Muammar Gheddafi

    Il primo settembre 1969 un gruppo di giovani ufficiali libici spodesta re Idris I e prende il potere. Gli antichi equilibri che per decenni hanno legato le potenze occidentali  alla monarchia di questo Paese, sembrano improvvisamente rompersi. Il Foreign Office, le ambasciate britanniche in Medio Oriente e nell’area magrebina e i servizi segreti di Sua Maestà iniziano a redigere decine e decine di rapporti, lettere, note di intelligence e analisi politico-economiche. Gli inglesi sono colti di sorpresa da questi semisconosciuti ufficiali che si ispirano direttamente alla rivoluzione egiziana di Nasser (1952).

    Ben presto l’attenzione di Londra si concentra su uno di questi militari che sembra emergere come leader. Il suo nome è Muammar Gheddafi. Ha 27 anni.
    Saranno salvaguardati gli interessi britannici? Rispetterà il nuovo rais di Tripoli i contratti petroliferi siglati tra Libia e Gran Bretagna negli anni ’50?
    La Libia finanzia il terrorismo internazione?
    E soprattutto: Gheddafi è in perfette condizioni psicofisiche?

    I rapporti inglesi ci raccontano anche alcuni aspetti della nostra diplomazia.

     

    Aldo Moro

    Aldo Moro

    Angelo Salizzoni, sottosegretario della Farnesina, si incontra con il Foreign Office il 5 maggio 1971 e rivela che il ministro degli Esteri, Aldo Moro, ha aperto un canale di comunicazione riservato con il colonnello Gheddafi per valutare la “possibilità di riprendere i rapporti tra Italia e Libia”. Le carte ci dicono inoltre che in quelle settimane Moro, durante uno scalo tecnico del suo aereo a Djerba, sostiene una breve conversazione con Gheddafi utilizzando una radio ricetrasmittente da campo.
    Dall’estate del ‘70 infatti i rapporti tra Italia e Libia sono ai minimi termini. Gheddafi ha ordinato la confisca dei beni degli italiani residenti nel Paese e poi, a ottobre, la loro espulsione.

    Per consultare i documenti originali in inglese, clicca qui sotto:

    Gheddafi nei documenti britannici 1

    Gheddafi nei documenti britannici 2

    Gheddafi nei documenti britannici 3

    Gheddafi nei documenti britannici 4

    Gheddafi nei documenti britannici 5

    Aldo Moro

    Aldo Moro

    Angelo Salizzoni, sottosegretario della Farnesina, si incontra con il Foreign Office il 5 maggio 1971 e rivela che il ministro degli Esteri, Aldo Moro, ha aperto un canale di comunicazione riservato con il colonnello Gheddafi per valutare la “possibilità di riprendere i rapporti tra Italia e Libia”. Le carte ci dicono inoltre che in quelle settimane Moro, durante uno scalo tecnico del suo aereo a Djerba, sostiene una breve conversazione con Gheddafi utilizzando una radio ricetrasmittente da campo.
    Dall’estate del ‘70 infatti i rapporti tra Italia e Libia sono ai minimi termini. Gheddafi ha ordinato la confisca dei beni degli italiani residenti nel Paese e poi, a ottobre, la loro espulsione.

    Per consultare i documenti originali in inglese, clicca qui sotto:

    Gheddafi nei documenti britannici 1

    Gheddafi nei documenti britannici 2

    Gheddafi nei documenti britannici 3

    Gheddafi nei documenti britannici 4

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