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  • 18/04/1995 25 Aprile telematico, per non dimenticare...Resistenza a Voltana: Pasquino/1 (http://web.peacelink.it)

    Ricerca personalizzata

    Area: Scuola Educazione [PeaceLink]
    Data: 18/4/1995  15:19
    Da:   Alessandro Marescotti
    A:    Tutti
    Sogg: Resistenza a Voltana: Pasquino/1
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    PASQUINO FERRARESI
    ==================
    E' molto conosciuto a Voltana: anarchico, antifascista, simpaticone, grande
    narratore orale, una sorta di Omero di questo paesino della Romagna.
    Il suo nome e' Pasquino Ferraresi, nato a Voltana il 21 febbraio 1899.
    
    LA GRANDE GUERRA
    ----------------
    Durante la prima guerra mondiale disobbedisce piu' volte. L'accumularsi degli
    episodi e delle "disobbedienze" costa molto a Pasquino. Viene infatti mandato
    al fronte per punizione, assieme ad una sessantina di altri soldati
    "disobbedienti". Contrario alla guerra, nemico delle gerarchie e dell'esercito,
    Pasquino deve sopportare l'esperienza piu' dura: la trincea.
    
    Poi ci riassume in poche parole la logica che vige nell'esercito e che ne e' la
    filosofia di fondo: "L'inferiore ha sempre torto, specialmente quando ha
    ragione". Questa massima gliela fa notare a suo tempo un ufficiale, dopo una
    vicenda in cui ancora una volta si trova coinvolto.
    
    A guerra "vinta" (1918), quasi fosse una beffa per un antimilitarista come lui,
    Pasquino non viene mandato a casa ma trattenuto fino al 1920.
    
    LA NASCITA DEL FASCISMO
    -----------------------
    Quando torna a Voltana, il fascismo e' gia' in azione. Fra il 1920 e il 1921
    esso si organizza anche a Voltana in una baracca vicino al bosco di Giardini e
    messa a disposizione dallo stesso Giardini. Anche a Voltana ci sono ora i primi
    picchiatori. "Chi li pagava?", chiediamo. "I sgnur de paes", risponde.
    Traduzione: i ricchi del paese.
    Nelle elezioni del 1921 il conte Manzoni di S.M. in Fabriago chiede ai fascisti
    scrutinatori: "Come vanno le votazioni?" La risposta e' desolata: "Signore,
    sono tutti comunisti!" Il conte, ricorda Pasquino, da' un colpo con il bastone
    sulla macchina ed esclama: "Fra un mese non ce ne deve stare piu' nessuno!"
    Nel 1921 a Voltana il fascismo esce decisamente allo scoperto. In quell'anno
    viene incendiata la "Casa del Popolo" e la trebbiatrice della cooperativa dei
    braccianti di Voltana. Il giorno in cui i fascisti incendiano la trebbiatrice,
    Pasquino si trova a Ravenna per farsi controllare una ferita. Non prende il
    treno a Voltana perche' i facchini sono fascisti e rischia di essere picchiato.
    Prende percio' il treno ad Alfonsine. Trova il treno pieno di squadristi che
    vanno a Ravenna per bruciare (lo viene a sapere dopo) la Federazione
    Provinciale delle Cooperative. Nessuno fra i picchiatori lo riconosce. Il treno
    si ferma alla prima stazione per far scendere i fascisti. I repubblicani danno
    loro ospitalita' nella propria sede, di fonte all'INPS, per di piu' difesa dai
    carabinieri. Entrano in azione gli squadristi. Prima di dare fuoco alla
    Federazione provinciale delle cooperative trascinano fuori Nullo Baldini che e'
    deciso a subire qualsiasi sorte e non vuole abbandonare la sede.
    Finita la visita medica, Pasquino non vede l'ora di tornare a casa di corsa.
    Riprende ad Alfonsine la bicicletta ed imbocca lo Stradone Bentivoglio.
    Arrivato nei pressi della casa dell'"Urtlanett", vede arrivare donne in lacrime
    e che gridano: "I fascisti hanno bruciato la trebbiatrice della Cooperativa
    braccianti!" Quest'azione, messa a segno nello stesso giorno dell'azione
    squadristica di Ravenna, rientra con molta probabilita' in un'unica strategia
    tesa a mettere in ginocchio una delle piu' importanti organizzazioni autonoma
    della classe lavoratrice: il movimento cooperativo.
    Oltre alla trebbiatrive a Voltana viene bruciato il carro di Poldo Cavazzutti,
    destinato a trasportare il grano da trebbiare. Per portare a termine
    quest'azione, i fascisti devono ricorrere al pestaggio.
    Pasquino giunge davanti alla Casa del Popolo, vicino alla Caserma, si ferma a
    parlare con una persona quando arriva un camion pieno di carabinieri con
    moschetto ed elemetto; l'ufficiale si informa e - appreso da una donna che
    Pasquino e il suo compagno Mino Scacchi sono di sinistra - grida: "Che fate
    la', lazzaroni, ve lodiamo noi l'assalto alla caserma!"
    L'inseguimento dei "sovversivi" avviene al grido di "Fermatevi o spariamo!"
    Pasquino e Mino scappano via, i carabinieri pero' non sparano.
    La sera Pasquino esce di nuovo per andare a Voltana, pensa che le acque si
    siano calmate, e invece si accorge che "la Mutagnola l'era pina dura ad
    fasestar", ossia la "Muntagnola" (nomignolo di Voltana) era piena zeppa di
    fascisti". La gente ha paura, non si fa trovare per strada, Pasquino ritiene
    piu' pruente ritornare a casa.
    
    (continua/1)
    
    --- Mercurio 1.12 Eval.
     * Origin: PEACELINK, c.p.2009, 74100 Taranto, Italy (61:391/1.5)
    
    
    
    
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    Area: Scuola Educazione [PeaceLink]
    Data: 18/4/1995  15:59
    Da:   Alessandro Marescotti
    A:    Tutti
    Sogg: Resistenza a Voltana: Pasquino/2
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    SCHEDATO
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    L'anarchico Pasquino ricorda il periodo successivo alla nascita dello
    squadrismo: la lotta politica passa allae armi. Il 31 dicembre 1921 viene
    ucciso Fossani, uno dei fascisti piu' in vista e violenti di S.Bernardino, a
    pochi chilometri da Voltana. In quel clima surriscaldato Pasquino gira sempre
    armato, perche' era ormai "schedato" dai fascisti. Gli chiediamo il perche' di
    quella scelta e lui ci risponde: "Evitavo lo scontro, ma piuttosto che farmi
    ammazzare preferivo ammazzarli."
    
    LA MADRE DI PASQUINO
    --------------------
    Anche la madre di Pasquino si armava di pistola, per paura che venisse fatta
    qualcosa di male al figlio Gani', quindicenne. Anche se ragazzino aveva gia'
    ricevuto minacce dai fascisti. Siamo nel '22-'23. Un giorno la madre di
    Pasquino corre a perdifiato: dicono che e' scoppiata una rissa, teme per il
    fratello Gani'. Porta la pistola con se', in tasca: i carabinieri la fermano e
    la portano in prigione. Enorme la solidarieta' popolare: la gente va a trovare
    la donna in carcere, non le fa mancare nulla. Solo Pasquino non la va a
    trovare, dato che la rivoltella era la sua.
    
    COSA C'E' NEL PENTOLONE?
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    Altro episodio di "pistole": i carabinieri fanno irruzione nella casa di
    Pasquino mentre cucina i fagioli. Lui ha in tasca il revolver, che porta sempre
    con se' per autodifesa. Che fare? Pasquino non si perde d'animo e getta la
    pistona nel pentolone dove sta cuocendo i fagioli. Ci mette il coperchio. Il
    revolver comincia a tamburellare con il fondo della pentola in ebollizione. Il
    padre di Pasquino si ingegna a fare altri rumori per coprire quel brontolio
    metallico. Ci riesce, i carabinieri non trovano l'arma, i fagioli prendono un
    po' di puzza.
    
    CONSEGNA DELLE ARMI
    -------------------
    Il segretario del Fascio di Voltana, Agida Gennari, impone a Giacomo Giugni di
    consegnare il suo fucile per ricevere il "perdono". Cosa aveva fatto Giacomo
    Giugni? Era stato visto difendere col fucile la Casa del Popolo che i fascisti
    avevano assaltato e incendiato. Pasquino ha un fucile difettoso e propone a
    Giugni di non dare indietro il suo "ottimo" fucile. Cosi' Giugni va dal
    segretario del Fascio che, ignaro, si fa consegnare "il" fucile ( quello
    difettoso di Pasquino).
    
    L'INCENDIO DELLA CASA DEL POPOLO
    --------------------------------
    Ma cosa accade alla Casa del Popolo? E' incendiata nel 1921 la "vecchia" Casa
    del Popolo. La "nuova" viene bruciata dai fascisti il 2 maggio 1922. A dare
    l'assalto sono uomini venuti ta Ferrara. I fascisti sono d'accordo, dice
    Pasquino, con i carabinieri: i militari coprono la partenza degli squadristi in
    treno (dotato di una mitragliatrice nel carro bagagli) sparando nelle siepi
    lungo la ferrovia. L'azione viene compiuta per evitare che qualche antifascista
    si nasconda fra le siepi e faccia fuoco.
    Ma, nonostante le minacce e le pesanti pressioni, la Casa del Popolo non viene
    mai venduta ai fascisti. I soci fondatori si oppongono tenacemente (Pasquino
    ricorda la resistenza di Palino' e Maron), la Casa del Popolo anche in pieno
    regime rimane un simbolo delle resistenza e della non collaborazione col
    fascismo che riesce ad ottenerla in fitto ma non a comprarla.
    
    (continua/2)
    
    --- Mercurio 1.12 Eval.
     * Origin: PEACELINK, c.p.2009, 74100 Taranto, Italy (61:391/1.5)
    
    
    
    
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    Area: Scuola Educazione [PeaceLink]
    Data: 20/4/1995  9:38
    Da:   Alessandro Marescotti
    A:    Tutti
    Sogg: Resistenza a Voltana: Pasquino/3
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    L'anarchico Pasquino prende due volte le botte dai fascisti.
    
    PRIMO PESTAGGIO
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    Va con il suo amico Berto in un bar di San Bernardino. E' frequentato dai
    fascisti, che vanno a chiamare i carabinieri: "Sono arrivati i comunisti." I
    militi entrano nel bar guidati da uno squadrista. Vengono mandati via i
    presenti, lo squadrista comincia e da' un pugno che fa volare Berto gambe
    all'aria. Pasquino afferra alla gola lo squadrista (un mugnaio), volano botte,
    salta la luce nel parapiglia, Pasquino riesce a scappare. Porta con se' il
    ricordo del calcio del fucile del carabiniere: un colpo generosamente assestato
    alle sue costole sovversive.
    Berto qualche anno dopo cede e aderisce al fascismo.
    
    SECONDO PESTAGGIO
    -----------------
    L'anarchico Antonio Tasselli Tasselli non aderisce al fascismo e perde il posto
    di ferroviere. Pasquino, con una dozzina di giovani di sinistra, gli vanno a
    far visita a Fusignano per esprimergli solidarieta'. Durante il tragitto
    cantano canzoni di lotta. Due macchine di fascisti armati li accerchiano e
    incominciano a pestarli uno per uno in modo sistematico. I picchiati finiscono
    in un mucchio e quelli da picchiare sono in un altro gruppetto. L'antifascista
    Emilio Bartolini da quel giorno si guadagna il soprannome di "la Felda" (il
    Furbo) in quanto riesce a risparmiarsi la sua razione di botte: si scompiglia i
    capelli e il vestito e si intrufola senza farsi accorgere nel mucchio dei
    picchiati.
    Pasquino, mentre lo intervistiamo, non perde il suo innato senso dello humor.
    
    Per reagire ai pestaggi si formano gli "Arditi del Popolo", squadre di
    antifascisti armati, guidati da un certo Acquacalda che viene poi assassinato
    dai fascisti (i quali compongono una canzone per vantarsene).
    
    ANARCHICI E FASCISMO
    --------------------
    "Cosa facevano gli anarchici sotto il fascismo?", gli chiediamo.
    Risponde che la stampa, che era soprattutto americana e spagnola, la
    ricevettero sempre piu' di rado. E l'unico giornale clandestino che circolava
    era l'Unita'. Gliela faceva leggere Luigi Soldati ed era cosi' piccola (come un
    volantino) che veniva nascosta nella fascia del cappello.
    
    "LA MIGLIOR VENDETTA E' Il PERDONO"
    -----------------------------------
    Alla caduta del fascismo, il 25 luglio 1943, la linea delle forze antifasciste
    e' quella della pacificazione al fine di evitare violenze e un imbarbarimento
    della lotta politica. Vale il detto: "La miglior vendetta e' il perdono".
    Questo ricorda Pasquino, confermando la testimonianza di altri antifascisti di
    Voltana. "Vennero bruciati i simboli del fascismo ma non fu fatto male a nessun
    fascista. Dei fascisti mi vennero a chiedere se potevano rimanere a Voltana
    nelle loro case e la mia risposta fu: <>."
    Ma nonostante clima teso ad evitare il terrore e la violenza, i fascisti
    metteranno in atto azioni che bagneranno, ancora una volta, Voltana di sangue.
    
    --- Mercurio 1.12 Eval.
     * Origin: PEACELINK, c.p.2009, 74100 Taranto, Italy (61:391/1.5)
    
    


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    Quest'opera pubblicata sotto una Licenza GFDL

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