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  • 01/08/2006 Due storie esemplari su Telecomitalia (Domenico Murrone, www.aduc.it)

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    Disastro gestionale e debiti per 40 miliardi di euro. Le concorrenti sono in mano a stranieri e per evitare che Telecom finisca in mano non italiane ...

    Siamo nel profondo Sud, nell'Alto Ionio cosentino, paese di mare con una connessione alla rete Internet che viaggia alla “folle” velocita' di 9k. Un venditore Telecom passa per le strade assolate, facendo credere ad anziani pensionati che e' obbligatorio sostituire l'apparecchio Sirio 2000 (canone poco piu' di due euro a bimestre per il noleggio) con il Videotelefono (canone 4,78 euro al mese). Approfittando della buonafede/imperizia dei settantenni, il solerte venditore convince che il nuovo apparecchio non ha alcun costo.
    Incassate le provvigioni, il venditore rimette tutta la documentazione all'amministrazione Telecom che con la prima bolletta “decide” che uno degli anziani signori possiede ben tre apparecchi in noleggio, addebitando in bolletta per queste voci 2+10+9 euro iva esclusa, per un totale di circa 25 euro. Non bastasse, nella stessa bolletta, Telecom fa sapere che ha attivato Alice free, senza che nessuno abbia fatto tale richiesta, ovviamente.

    La seconda storia che raccontiamo e' capitata proprio all'Aduc che necessitava di una nuova linea Adsl nella propria sede di Firenze, in pieno centro. Nonostante l'Aduc sia da anni cliente “business” di Telecom e' difficilissimo riuscire a contattare un venditore che ci faccia firmare il contratto. E' difficilissimo, nonostante ricerche sul sito e telefonate al 191, individuare il soggetto abilitato all'operazione. Ovviamente riceviamo diverse e vane promesse: “sarete ricontattati telefonicamente”; “verro' domattina”. Non manca neppure il tentativo di un agente Telecom di Napoli (ce ne occorreva uno su Firenze) di appropriarsi dell'ordine (e della relativa provvigione). Insomma occorrono ben dieci giorni di estenuanti tentativi per firmare un contratto. Il problema e' che neppure gli agenti conoscono le rispettive zone/aziende di competenza e non ne era sicuro neppure il venditore con cui abbiamo firmato il contratto.
    Dopo la firma i problemi non finiscono, l'ordine viene bloccato (senza apparenti motivi) e l'attivazione effettiva viene effettuata solo dopo 35 giorni (rispetto ai 20 concordati). In totale, per una “banale” adsl occorre un mese e mezzo e diverse ore di pazienti tentativi.

    Le storie esemplificano una sorta di disastro gestionale dell'ex monopolista. Vende, a chi non chiede nulla, prodotti che non gli servono e con modalita' poco ortodosse (si rasenta la truffa). Fa perdere un mese e mezzo ad altri clienti che devono implorare per ottenere un servizio che gli occorre.
    Purtroppo, come tutti gli italiani sanno, questa inefficienza ricade sui portafogli e purtroppo temiamo che la situazione possa anche peggiorare.
    Perche'? TelecomItalia ancora mantiene una posizione dominante sul mercato italiano: oltre il 40% del fatturato nella telefonica mobile e percentuali che sfiorano l'80% nella telefonia fissa (compresa l'adsl). I ricavi sono in crescita.
    Nel contempo, nonostante tutti gli artifici finanziari adottati (a cominciare dalla fusione con Tim), sul groppone di TelecomItalia rimane il peso di 41,315 miliardi di euro, un numero che tradotto il lire equivale a circa 80.000.000.000.000 (ottantamila miliardi). Un macigno che non e' stato scalfito da quando nel 2001 Marco Tronchetti Provera' compro' la societa' da Roberto Colaninno che aveva scalato la Telecom pochi anni prima. La caratteristica comune delle due scalate e' che i due imprenditori non avevano i soldi per pagare e si sono indebitati, “cedendo” poi i debiti alle finanze della stessa Telecom. Un giochino tollerato dalle autorita' di controllo e dalla politica.
    Quindi, nonostante i vantaggi di cui gode TelecomItalia (di natura normativa e perche' abusa della sua posizione dominante), la societa' e' in crisi, tanto che in Borsa il titolo Telecom e' passato dai circa 6 euro del 2001 agli attuali 2 euro (circa).
    Ora, Marco Tronchetti Provera ha un'urgenza. Alcuni soci che gli permettono di mantenere il controllo vogliono lasciare e quindi o il Presidente trova altri soldi oppure la minaccia di nuovo cambio del vertice o l'ingresso di nuovi soci forti si fa realistica.
    Tra le ipotesi che circolano c'e' l'interessamento di Rupert Murdoch, quello di Sky, la tv satellitare. Nessuno ne parla, ma a parte TelecomItalia, le piu' importanti concorrenti dell'ex-monopolista sono quasi tutte controllate da gruppi stranieri: Vodafone e' inglese, 3 e' della cinese Hutchison Wampoa, Wind e' dell'egiziana Orascom. Quest'ultima societa' ha gia' annunciato di voler acquisire Tiscali o Fastweb.
    Se l'ipotesi Murdoch si concretizzasse, si avrebbe che tutti i grandi operatori di telefonia sarebbero in mano a stranieri o nella loro orbita. Non ci spaventa uno scenario simile, se fosse determinato dal mercato. Temiamo, pero', che di fronte al “pericolo straniero” la politica italiana si inventi qualche escamotage che, permettendo il mantenimento in mano “amiche” di TelecomItalia, perpetui il sistema italiano continuando a danneggiare consumatori privati e imprese.


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