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  • 18/09/2007 I 'mal di pancia' della sinistra e i 'No' della destra affaristica berlusconiana (Salamandra, - aprileonline, visto su http://www.canisciolti.info)

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    Che il "Re è nudo" è davanti agli occhi di tutti, dell'opinione pubblica e delle forze politiche: il caso RAI è ormai diventato dirompente come la Finanziaria. Prima la nomina di Fabiani e poi la proposta di Veltroni, candidato a guidare il Partito Democratico, hanno riportato al centro del dibattito le vere anomalie del "sistema" di comunicazione pubblico in Italia. Un Servizio pubblico di enorme importanza europea, una società in affanno da anni ( da quando la destra Berlusconiana l'ha impoverita e costretta a inseguire il concorrente Mediaset al ribasso nella produzione, mortificando professionalità interne e portando all'esterno quasi tutta la produzione), un "appetito" dei partiti sempre più famelico, una incapacità a modificare la struttura stessa dell'azienda e a darle una "governance" più autonoma e più in linea con le altre grandi società pubbliche europee.

    La proposta di Veltroni non fa altro che riproporre una parte del Disegno di legge del ministro delle Comunicazioni Gentiloni, in discussione al Senato, e che giovedì prossimo riprenderà l'avvio in Commissione, proprio nel giorno in cui a Palazzo Madama si aprirà il dibattito sul "caso " Fabiani. C'è molta confusione, purtroppo, a sinistra, mentre su un argomento così "sensibile" occorre avere la barra dritta e sicurezza nella rotta.

    Il Disegno di legge di Gentiloni al Senato, votato all'unanimità dal Consiglio dei ministri, dopo una lunga e approfondita consultazione del ministro con tutti gli attori del settore multimediale, pone come elemento centrale la Fondazione, composta da una serie di personalità politiche, intellettuali, degli enti locali, delle associazioni dei consumatori e dei sindacati interni alla RAI; Quindi, separa la "cabina di regia" della RAI dai partiti e dall'Esecutivo. Dalla fondazione dipende la nomina di un vertice snello dell'azienda con un amministratore unico o delegato e un direttore generale esecutivo, oltre ad avviare una riorganizzazione interna che divide la produzione commerciale da quella da Servizio pubblico e finanziata dal canone.

    Sono idee che circolano da anni a sinistra, sulla falsariga di analoghe organizzazioni europee, e che sono state avanzate da settori produttivi e da associazioni culturali e da movimenti, come Articolo 21 o il gruppo che si richiama a Tana De Zulueta, Giulietto Chiesa, Sabina Guzzanti. Idee discusse e "digerite" da tutta la sinistra, insomma! Eppure, per motivi che ci sfuggono, oggi per il solo fatto che Veltroni ne parla, ecco la levata di scudi. Non stupisce il "serrate le fila" della destra, impegnata strenuamente a difendere il conflitto di interessi del loro "padre-padrone" e a non cambiare nulla, purchè Mediaset continu a macinare profitti e a dominare il mercato multimediale in posizione più che monopolistica.

    Sorprende che da sinistra i distinguo vengano senza ricordare i guasti finora attuati dalla "controriforma" Gasparri ( da tutti giudicata nefasta!), che tra l'altro sta portando il nostro paese verso l'ammenda della commissione europea, quando dopo il 20 settembre prossimo scadrà l'ultimatum di Bruxelles. Pagherà il governo italiano, pagheremo tutti noi contribuenti, per l'insipienza del Parlamento a non saper approvare la legge che regola il sistema? Speriamo nell'avvedutezza dei nostri parlamentari! Nel frattempo, si assiste a posizioni come dire stravaganti all'interno degli stessi partiti del centro-sinistra, con alcuni leader che vogliono "andare a veder le carte" di Veltroni e del progetto in discussione al Senato e chi, per motivi di battaglia politica interna, di estrema concorrenzialità, boccia queste idee, dimenticandosi il recente passato, gli impegni presi da tutta l'Unione.

    Questo, secondo noi, è purtroppo l'affermarsi dell'antipolitica, di cui ci accusa il "capopopolo" Grillo. Una strada che sembra potersi imboccare è quella di arrivare giovedì sera ad una posizione condivisa nel centrosinistra sulle dimissioni dell'intero CDA RAI, la sua rielezione secondo le norme superate della Gasparri e l'avvio repentino dell'iter legislativo in Senato del disegno Gentiloni. Se, eventualmente, la nuova legge non riuscisse ad essere approvata in temi stretti, per il veto del centrodestra e non solo, allora si potrebbe stralciare il meccanismo di nomina con un decreto legge.

    Ma saremmo sempre all'urgenza e non alla scelta definitiva e veramente riformatrice per la vita futura della stessa RAI. I tempi, insomma, sono strettissimi, anche perché fra poco le Camere si bloccheranno per iniziare a discutere la legge Finanziaria 2008. Ancora una volta, la RAI si dimostra il "ventre molle" dello scenario futuro di equilibri politici nuovi. L'augurio e la speranza è che tutta la sinistra non faccia autogol, consegnando alla destra affaristica un altro argomento per mettere in crisi l'attuale situazione e il governo Prodi.

    Salamandra - aprileonline

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