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  • 17/09/2006 La Controriforma di Benedetto XVI. Una Chiesa Militante (Paolo Iervese, http://www.ecn.org/uenne, www.comedonchisciotte.org)

    Ricerca personalizzata

    A poco più di un anno dall'inizio del suo pontificato, Benedetto XVI sembra mantenere le promesse di una caratterizzazione forte del proprio passaggio sulla cattedra di Pietro.
    Quello di "papa della transizione" non sembra proprio essere un ruolo ambito dal papa tedesco: dopo essere stato protagonista della linea conservatrice della curia romana sotto Giovanni Paolo II, oggi Benedetto XVI persegue una linea di governo caratterizzata da un'esigenza di riforma in senso ortodosso dei meccanismi ecclesiastici, pur continuando, nel contempo, a garantire la necessaria apertura verso le chiese giovani e verso la tanto agognata evangelizzazione dell'Asia.
    Ratzinger non si è trovato a governare la chiesa in un momento facile: la battaglia contro il referendum sulla procreazione assistita, i rapporti tesi con il governo cinese e con quello spagnolo, la necessità di rinnovare gli apparati curiali… Il papa ha dovuto far fronte a questioni importanti, la cui gestione politica caratterizzerà l'attività della chiesa per gli anni a seguire; rispetto a tutte queste difficoltà, Benedetto XVI ha mostrato di avere una linea decisa e convincente, capace di catalizzare gli umori di gran parte del mondo cattolico.
    La nuova linea papale è improntata, quindi, ad una riforma della chiesa in chiave "monastica", che guardi più a Gregorio VII che non al Concilio Vaticano II, la cui eredità verrà ulteriormente smantellata, anche al di là di quella che è stata la linea seguita da Wojtyla.
    Quella di Ratzinger è e sarà sempre più una chiesa militante, coraggiosa, aggressiva, capace di schierarsi con forza contro il "relativismo della modernità", ponendo degli aut aut inflessibili ai cattolici. Questi saranno costretti a scelte radicali, la cui ricaduta politica diverrà sempre più insostenibile per le forze sociali progressiste.
    Se oggi è ancora possibile far finta che gli appelli della chiesa siano "generali" e rivolti a tutti gli uomini di buona volontà, presto dovremo accorgerci che la linea della conferenza episcopale italiana (come quella di tutti i collegi vescovili del mondo) sarà linea di parte, cui potranno totalmente aderire solo i partiti della destra; le coalizioni "ambigue", perché riformiste, verranno dilaniate dalle questioni che la chiesa metterà sul tappeto. I governi, i partiti, la società civile, tutti saranno costretti a schierarsi pro o contro le questioni morali che la chiesa militante di Ratzinger porrà (e sta già ponendo) con una forza e un livore inconsueti, pretendendo che diventino questioni di diritto.
    A questo punto solo i partiti di destra potranno dare totale rappresentanza politica all'antimodernismo cattolico, mentre le coalizioni progressiste saranno destinate a spaccarsi, potendo solo proporre compromessi che la curia romana ormai ritiene di non dover più accettare.
    Questa dinamica si è già mostrata devastante nel caso del referendum sulla procreazione assistita, in cui la convergenza tra la chiesa cattolica (schieratasi in maniera compatta) e i partiti di destra è stata totale; lo diventerà ancor di più nel tempo, quando la chiesa si farà sentire con le battaglie su famiglia, pacs, diritti civili.

    Il relativismo: il male che affligge la società

    L'elezione di Ratzinger è stato il colpo finale inflitto ai cristiani moderati e ai laici del dialogo: chi sperava in una chiesa conciliare, aperta, almeno moderata se non proprio progressista, si è dovuto amaramente ricredere.
    Durante il conclave, infatti, ha avuto facile gioco la linea imposta da Ruini e Ratzinger, improntata ad una vera "rivoluzione papale", in cui il pontefice è capo di una chiesa non timida, ma in grado di difendere le proprie scelte perché fedele al mandato del suo fondatore.
    La corrente moderata, che ha come rappresentate di spicco il timido e "flessibile" Tettamanzi, è stata messa fuori gioco dalla forza della proposta conservatrice, il cui programma prevede, oltre all'affondamento del "modernismo", un governo forte della chiesa, la sua ripulitura da elementi non desiderabili o nell'occhio del ciclone per il proprio comportamento inadeguato, il rafforzamento della formazione dottrinale e morale del clero, il rilancio della nuova evangelizzazione (cioè l'evangelizzazione delle terre da sempre cristiane e dell'Occidente in particolare) e dell'entusiasmo missionario.
    Ratzinger si è da subito presentato come il fustigatore del relativismo. Già nella "Missa pro eligendo pontifice" egli aveva dichiarato che contro questo "inganno degli uomini noi invece abbiamo un'altra misura: il Figlio di Dio, il vero uomo", che è anche "la misura del vero umanesimo" e "il criterio per discernere tra vero e falso, tra inganno e verità… Questa fede adulta dobbiamo maturare, a questa fede dobbiamo guidare il gregge di Cristo". E pazienza se "avere una fede chiara, secondo il Credo della Chiesa, viene spesso etichettato come fondamentalismo".
    Lo zelo (contro)riformatore del pontefice ha portato ben presto i suoi frutti: la curia romana è stata epurata da alcuni elementi colpevoli di una politica troppo dedita alla concertazione e al buonismo di facciata.
    Una delle prime vittime del nuovo e più rigoroso corso vaticano è stato l'arcivescovo Michael Fitzgerald, presidente del Pontificio consiglio per il dialogo interreligioso, colpevole di una linea di eccessiva disponibilità nei confronti di alcuni leader musulmani che approfittavano del riconoscimento vaticano, pur portando avanti una politica fondamentalmente anticristiana.
    Vittima illustre del papa controriformatore è stato anche il cardinale Angelo Sodano, segretario di stato e "nemico" di Ruini, cui dal 15 settembre succederà Tarcisio Bertone, arcivescovo di Genova e aiuto di Ratzinger al tempo della sua presidenza alla Congregazione per la dottrina della fede.
    Sodano ha raggiunto i limiti di età, ma la sua sostituzione è sicuramente di carattere politico: egli, infatti, ha trascurato l'Asia, continente al quale la curia romana guarda con interesse almeno dagli inizi degli anni '90 e che conta poco più del 2-3% di cattolici, a fronte di una immensa popolazione che Ratzinger vede molto bene come bacino di utenza per la prossima evangelizzazione clericale.

    La questione israelo-palestinese

    Inoltre Sodano è stato un grande ammiratore di Arafat , mentre probabilmente il nuovo papa cercherà di avvicinarsi maggiormente allo stato di Israele, anche se l'Osservatore Romano continua a seguire con preoccupazione la crisi israelo-palestinese e i problemi diplomatici con Israele non mancano.
    La speranza di molti palestinesi è quella che il nuovo pontefice faccia propria la politica di Giovanni Paolo II, che ha sempre voluto Gerusalemme "città aperta", con una sovranità condivisa da israeliani e palestinesi, cristiani, ebrei e musulmani. Inoltre Ratzinger porterà avanti anche l'idea per cui l'esistenza e la sicurezza di Israele possono essere un elemento di equilibrio della regione, purché compensate dalla soluzione del problema palestinese. Sicuramente questa posizione non muterà, ma è anche probabilmente vero che Ratzinger proseguirà questa linea distaccandosi dalla tradizionale politica diplomatica della curia romana (come già in parte aveva fatto Giovanni Paolo II) o, meglio, apportando profondi cambiamenti nella composizione della curia stessa.
    In ogni caso la preoccupazione principale del Vaticano è quella di ridare fiato alla presenza cristiana nella regione. Infatti in Palestina i cattolici rischiano di essere rappresentati sempre di più dall'archeologia biblica, piuttosto che da una reale presenza umana in quei territori.
    Nel 1948 a Gerusalemme vivevano 31 mila cristiani palestinesi, oggi sono solo poche migliaia.
    Quindi Ratzinger dovrà difendere la presenza della piccola comunità cristiana e al contempo dovrà proseguire nella politica del dialogo con i fratelli maggiori, gli ebrei. Come segnale di distensione Benedetto XVI ha già fatto affiancare il patriarca latino di Gerusalemme Michele Sabbah, filopalestinese convinto e patrocinato da Sodano, da un ausiliare più moderato che gli succederà tra due anni.

    Ripulire la sporcizia e riformare la liturgia (per riformare la chiesa tutta)

    Sodano, infine, ha difeso a spada tratta Marcial Maciel, fondatore dei potenti "Legionari di Cristo", accusato di abusi sessuali sui suoi seminaristi e di violazione del sacramento della confessione. Maciel, non è stato sottoposto a processo canonico a causa dell'avanzata età e dei suoi problemi di salute, ma la Congregazione per la dottrina della fede, con approvazione del papa, gli ha imposto "una vita riservata di preghiera e di penitenza, rinunciando ad ogni ministero pubblico".
    L'affondamento di Maciel, un potente dotato di forti protezioni nelle alte sfere, è uno degli atti di pulizia della "sporcizia" che il papa aveva promesso e, guardando quanto in alto il nuovo papa arrivi a colpire, non c'è proprio da dubitare sulle sue intenzioni riformatrici. Benedetto XVI sogna una rinascita "cluniacense" della chiesa, e per raggiungere il suo scopo è disposto a mettere in discussione anche le roccaforti della chiesa contemporanea.
    La necessità di un nuovo corso si intravede anche nell'esigenza di ripristinare una liturgia legata maggiormente alla tradizione: in questo caso Ratzinger sembra prender le distanze da Giovanni Paolo II.
    Il papa polacco, infatti, aveva ammodernato la liturgia, soprattutto in vista delle manifestazioni giovanili di massa.
    Proprio per andare incontro ai gusti dei giovani, l'organizzazione musicale che accompagnava le celebrazioni delle giornate mondiali della gioventù fu affidata a monsignor Giuseppe Liberto, nominato con il consenso di Wojtyla alla direzione del coro della Cappella Sistina, e molto più incline all'utilizzo della musica "popolare". Ne fecero le spese monsignor Bartolucci (nominato direttore perpetuo della Cappella Sistina nientemeno che da Pio XII, nel 1956!) così come musica polifonica sacra e il gregoriano, da Bartolucci tanto amati, ma soppiantati dal giovanilismo imposto dalla "nuova evangelizzazione" voluta da Giovanni Paolo II.
    Ratzinger sembra non preoccuparsi delle forme moderne del suo predecessore (forme che, comunque, sottendevano un contenuto profondamente reazionario) e anche la riabilitazione del Maestro Bartolucci, restituito al suo incarico di Direttore della Cappella Sistina, testimonia della volontà del papa di restaurare una liturgia tradizionalista anche nelle forme. Una liturgia che meglio si presta a supportare il programma di controriforma antimodernista di Ratzinger: giovani cattolici e movimenti ecclesiali (neocatecumenali, in primis) sono pregati di adeguarsi senza discutere.

    Conclusione

    In questi ultimi mesi il papa ha dovuto gestire l'ennesima crisi con lo stato cinese, la cui Associazione Patriottica ha nominato due vescovi senza l'autorizzazione della Chiesa Romana. Come riferisce l'agenzia cattolica Asia News "secondo le informazioni ricevute, Vescovi e sacerdoti sono stati sottoposti - da parte di organismi esterni alla Chiesa - a forti pressioni e a minacce, affinché prendessero parte a ordinazioni episcopali che, essendo prive del mandato pontificio, sono illegittime ed, inoltre, contrarie alla loro coscienza. Vari Presuli hanno opposto un rifiuto a simili pressioni, mentre alcuni non hanno potuto fare altro che subirle con grande sofferenza interiore. Episodi di questo genere producono lacerazioni non soltanto nella comunità cattolica ma anche all'interno stesso delle coscienze".
    Nello stesso tempo sta cercando di dare una spallata decisa al governo Zapatero, per ostacolare le riforme del quale già nel 2005, vivo Wojtyla, il Pontificio consiglio per la famiglia aveva organizzato il V incontro mondiale per le famiglie a Valencia.
    La politica del nuovo corso vaticano, dunque, si caratterizzata per un più radicale impegno dei cattolici nella società, impegno che, per ammissione dello stesso papa, è volto a scardinare le conquiste che tutti gli esseri umani hanno ottenuto (dove sono riusciti a scardinare il potere delle religioni) in termini di emancipazione e autodeterminazione. Il vaticano, dopo aver epurato gli elementi più moderati e modernisti presenti nella curia romana, è deciso a portare un attacco senza mezze misure alla modernità, appoggiandosi e pilotando le forze politiche reazionarie e costringendo i partiti di sinistra, già da tempo succubi della politica clericale, su posizioni difensiviste e sempre più ambigue.
    Sembra sempre più urgente l'organizzazione di una risposta laica, anticlericale e anarchica nei confronti di una politica violentemente reazionaria che, appoggiata dai partiti di destra e di centro, e subita passivamente dai partiti della sinistra, non potrà avere che negli anarchici e negli anticlericali degli oppositori decisi e coerenti. La posta in palio è alta, perché è forte la possibilità che il progetto teocratico neoconservatore blocchi l'emancipazione di tutti noi per gli anni a venire.

    Paolo Iervese
    Fonte: http://www.ecn.org/uenne/
    Link: http://www.ecn.org/uenne/archivio/archivio2006/un28/art4374.html
    Umanità Nova, n 28 del 17 settembre 2006, anno 86

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