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  • 03/10/2006 Una Vita con Karol. Nel 2007, le Memorie di Don Stanislao (Matteo Spicuglia, http://www.korazym.org)

    Ricerca personalizzata

    Annunciata ieri l'uscita del libro con le memorie del segretario di papa Wojtyla, raccolte dal vaticanista Gian Franco Svidercoschi. Un viaggio nella vita di Giovanni Paolo II. I primi stralci e le dichiarazioni a Korazym.org dell'autore.

    Si annuncia già come caso editoriale del prossimo anno. “Una vita con Karol” è il titolo del libro che raccoglie le memorie di Stanislao Dziwisz, l’attuale arcivescovo di Cracovia, segretario particolare di Giovanni Paolo II, sin dal 1966. Una testimonianza diretta sulla vita di papa Wojtyla, attraverso i ricordi, le emozioni e le immagini di chi lo ha accompagnato fino alla fine. L’opera, curata dal vaticanista Gian Franco Svidercoschi, uscirà nei primi mesi del 2007 per la Rizzoli, che ha acquistato i diritti in esclusiva mondiale dalla Libreria Editrice Vaticana, per definire l’uscita delle edizioni estere, già in questa settimana, alla Fiera del Libro di Francoforte.

    La testimonianza di Dziwisz restituirà così il ritratto ''inedito e umanissimo'' di un grande pontefice, passando in rassegna tutte le fasi della sua vita, dagli anni polacchi (1966-1978), quando Wojtyla era arcivescovo di Cracovia, ai tanti snodi del pontificato (1978-2005): l’attentato del 1981, la malattia, gli ultimi giorni. Quasi 27 anni, segnati dai viaggi, dagli incontri politici e dalle vicende che hanno cambiato la storia, ma anche dalle ansie quotidiane, dalle ore di preghiera e dalla sofferenza. Fino agli ultimi istanti (raccontati nell’ultimo capitolo del libro), quando don Stanislao, prima la bara fosse chiusa, depose sul volto del papa un velo bianco. “Quella era l’ultima volta che vedevo il suo volto, come dire, fisicamente. Umanamente'', racconta il cardinale Dziwisz. ''L'ultima volta che vedevo colui che mi aveva fatto da padre e da maestro. L'ultima volta che vedevo il suo corpo, le sue mani, ma soprattutto che vedevo il suo volto. E il volto - dice - mi ricordava il suo sguardo, perché in lui era lo sguardo che subito ti colpiva. E per questo volevo che quel momento non finisse mai. Facevo tutto lentamente, per allungare i tempi, all'infinito. Finché, a un certo punto, mi sono sentito degli occhi puntati addosso. E allora ho capito. Dovevo….'Ho preso quel velo bianco e glielo ho deposto pian piano sul viso”.

    L'8 aprile del 2005 finiva così un’avventura fatta di gioie e anche di dolori, a cominciare dal giorno dell’attentato del 1981, ricostruito da don Stanislao con dovizia di particolari. “Il primo sparo non l'ho nemmeno sentito, - dice - ho solo visto centinaia di colombi levarsi improvvisamente e volare via come spaventati. Poi, subito dopo, il secondo colpo. E nel momento in cui lo sentivo, il Santo Padre ha preso ad afflosciarsi su un fianco, addosso a me. Istintivamente anch'io, ma l’ho visto dopo nelle fotografie, nelle riprese televisive, ho guardato là dove erano partiti gli spari. C'era un parapiglia, un giovane dai tratti scuri si divincolava. E solo dopo saprò che si trattava dell’attentatore, un turco, Ali' Agca''. ''E forse - prosegue il racconto - ripensandoci adesso, ho guardato da quella parte, là dove c'era quel trambusto, proprio per non vedere, per non accettare quel fatto tremendo che era accaduto. E che invece 'sentivo' tra le mie braccia. Cercavo di sorreggerlo, il papa, ma lui era come se si lasciasse andare. Dolcemente. Aveva una smorfia di dolore, eppure era sereno. Gli ho chiesto: 'Dove?'. Ha risposto: 'Al ventre'. 'Fa male?'. E lui: 'Fa male'. La prima pallottola aveva devastato il suo addome, perforando il colon, lacerando in più punti l’intestino tenue, e poi era uscita cadendo lì nella jeep. La seconda pallottola, dopo aver sfiorato il gomito destro e fratturato l'indice della mano sinistra, aveva ferito due turiste americane”.

    E ancora, i momenti concitati al policlinico Gemelli: “Anche io sono potuto entrare, c’era tanta gente. Stavo li', in un angolo, e quindi venivo a sapere tutto subito. C erano problemi per la pressione sanguigna, per il battito cardiaco. Ma la cosa peggiore è stata quando il dottor Buzzonetti si e' avvicinato per chiedermi di amministrare al Santo Padre l'unzione degli infermi. L'ho fatto immediatamente, ma con l’animo straziato. Era come se mi avessero detto che non c’era più niente da fare”.

    Il racconto del cardinale Dziwisz andrà in profondità, senza tralasciare nulla degli anni del pontificato. Un modo per far emergere lo spessore di Giovanni Paolo II, non tanto attraverso scoop o documenti inediti, ma grazie alla testimonianza spirituale. “Il libro è ormai pronto; - spiega a Korazym.org l’autore, Gian Franco Svidercoschi, fine conoscitore della vita di papa Wojtyla, già consulente per la fiction televisiva “Storia di Karol” - ci saranno 34 capitoli (10 per gli anni polacchi e 24 per quelli del pontificato), per un totale di circa 200 pagine”. Ma come è nata l’idea? “Merito del cardinale Dziwisz che mi ha contattato poco dopo la morte di Giovanni Paolo II”, continua Svidercoschi, che ha voluto chiarire anche il taglio narrativo scelto: “Siamo partiti da una traccia cronologica che ho preparato e su cui ho raccolto i ricordi del cardinale”. Niente domande e risposte o racconti romanzati, ma un testo a quattro mani che alterna la ricostruzione del giornalista con la viva voce di don Stanislao. “In questo modo – precisa Svidercoschi - traspare una testimonianza più profonda che integra i semplici fatti”. Uno stile ben visibile quando si parla, per esempio, dei ricordi legati alle battaglie contro il regime comunista per la costruzione della chiesa a Nova Huta, vicino a Cracovia, ma anche alle vicende degli anni romani. “Sono soltanto due i capitoli in cui ho deciso di lasciare spazio esclusivamente al cardinale Dziwisz: il primo, dedicato all’attentato e l’ultimo ai giorni della morte”, conclude Svidercoschi, pronto a coronare nel modo migliore tanti anni di carriera a stretto contatto con Giovanni Paolo II.

    “Una vita con Karol” sarà pubblicato secondo una prassi già sperimentata per i libri dei pontefici. I diritti appartengono alla Libreria Editrice Vaticana che di volta in volta sceglie la casa editrice a cui affidare la pubblicazione. Operazioni editoriali importanti, specie in questo caso con un libro destinato a vendere milioni di copie in tutto il mondo. Quanto ai proventi dei diritti d’autore, è probabile che il cardinale Stanislao Dziwisz continui ad impiegarli in un grande progetto dedicato alla memoria del papa: la fondazione Giovanni Paolo II, impegnata a Cracovia nella costruzione di un centro di studi e di pastorale destinato a diventare un punto di riferimento irrinunciabile per quanti amano e ricordano Karol Wojtyla.

    http://www.korazym.org

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