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  • 27/10/2006 Il Papa in Turchia. Attesa per l' Incontro con il Presidente per gli Affari Religiosi (Matteo Spicuglia, http://www.korazym.org)

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    Il papa e l’Islam. Prossima tappa, la presidenza per gli Affari religiosi di Ankara, la Diyanet. Nella sede dell'organismo di controllo e gestione del culto, scambio di discorsi e dichiarazioni. Un gesto distensivo dopo le polemiche di Regensburg

    Il papa e l’Islam. Prossima tappa, la presidenza per gli Affari religiosi di Ankara, la Diyanet. Per quanto il presidente della Conferenza episcopale turca ribadisca la natura pastorale del Viaggio Apostolico in Turchia, i risvolti politici delle quattro giornate di Benedetto XVI nel Paese sono ormai innegabili. Uno degli eventi più attesi è l’incontro del pontefice con il presidente per gli Affari religiosi, prof. dott. Ali Bardakoğlu, in programma il 28 novembre.

    Il quotidiano turco Akşam ha annunciato nella sua edizione del 22 ottobre, che per l’occasione l’organismo ha creato una commissione speciale, formata dai cinque vicepresidenti per gli Affari religiosi e i responsabili dell’ufficio del protocollo del ministero degli Affari esteri. Obiettivo: curare ogni dettaglio, in vista di una dichiarazione comune o comunque di brevi discorsi concordati, che il papa e il presidente della Diyanet pronunceranno al termine del loro incontro. Secondo il quotidiano, una settimana prima del viaggio, il discorso di Benedetto XVI sarà già a disposizione della commissione per uno studio approfondito, che servirà ad elaborare la dichiarazione del presidente Bardakoğlu.

    Il quotidiano turco anticipa un dettaglio molto importante del programma della visita, che sicuramente cerca di rispondere alla crisi seguita alle parole del papa a Regensburg. Benedetto XVI avrebbe incontrato in ogni caso il presidente della Diyanet (probabilmente per un breve saluto a margine dell’incontro con altre autorità), ma dopo le polemiche con il mondo islamico, all’appuntamento è stata data una solennità inedita, con tanto di dichiarazioni e scambio di discorsi e l’intervento del ministro per gli Affari religiosi e alte personalità islamiche del Paese, tra cui i Gran Muftì di Ankara e di Istanbul.

    Il pontefice, spiegano dalla Conferenza episcopale turca, sarà ricevuto nella sede della presidenza per gli Affari religiosi, dopo la visita al mausoleo di Atatürk, la cerimonia di benvenuto e l'incontro con il presidente della Repubblica al palazzo presidenziale, e - nella Guest House dello stesso luogo - l'incontro con il primo ministro o al suo posto il vice-primo ministro e il ministro degli Affari esteri (il premier Erdogan dovrebbe partecipare al vertice della Nato del 28-29 novembre a Riga, in Lettonia). Dopo la visita alla Diyanet, il papa incontrerà il Corpo diplomatico nella Nunziatura apostolica.

    L’incontro con Bardakoğlu si concluderà poi con alcune dichiarazioni rilasciate in presenza dei media internazionali. Come se le parti avessero voluto creare una occasione significativa – anche e soprattutto sul piano politico – per chiudere una volta per tutte le contrapposizioni del dopo Regensburg. Del resto, il papa sa di avere addosso gli occhi dell’opinione pubblica dei Paesi islamici e farà di tutto per dare un ulteriore contributo alla distensione.

    Al tempo stesso, con la visita alla Diyanet e la sua conseguente visibilità, emerge il tratto peculiare dell’Islam turco (almeno nella sua forma organizzativa): quello di essere di fatto controllato dallo Stato, in nome di un’interpretazione restrittiva della laicità, concepita non come convivenza di istanze plurali nel rispetto delle competenze statali, ma come una subordinazione dei fenomeni religiosi e sociali al totem del secolarismo.

    La Diyanet fu creata, infatti, il 3 marzo del 1924, nell'ambito delle riforme laiche di Atatürk, come istituzione pubblica, legata alla presidenza della Repubblica, con la legge numero 429. Menzionata nell’articolo 136 della Costituzione, la presidenza per gli Affari religiosi ha il compito di amministrare il culto, in conformità con il principio di laicità. Gestione dei luoghi di culto, trasmissione dei valori religiosi, rispetto (almeno formale) dei fedeli di altre religioni e diffusione di un Islam tollerante: aspetti ideali e pratici per “mantenere la stabilità” e provvedere all’unità e alla solidarietà nazionale”. Un organismo strutturato anche a livello locale, in ogni provincia e distretto del Paese, che tiene a rendere visibile il suo profilo religioso, sebbene il suo presidente sia di fatto un autorevole funzionario dello Stato.

    http://www.korazym.org

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