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  • 24/03/2005 Via Crucis 2005 al Colosseo. Meditazioni e preghiere II (Jan van Elzen, http://www.korazym.org)

    28/11/2006 La posta in gioco? La partecipazione dell’Islam alla costruzione dell’identità europea (Stefano Caredda, http://www.korazym.org)

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    Il sociologo Khaled Fouad Allam spiega a Korazym i risvolti del primo viaggio di Benedetto XVI in un paese islamico: il possibile ingresso della Turchia nell’Unione Europea, i rapporti fra Islam e Occidente, la percezione del mondo cristiano.

    Da uno dei nostri inviati a Istanbul.

    ISTANBUL (Turchia) - Un viaggio che contribuirà all’avvicinamento fra la Turchia e l’Europa, e che paradossalmente darà benefici allo stesso governo turco, quello che – nonostante la marcia indietro degli ultimi giorni – ha dato l’impressione più di subire che di volere la visita di Benedetto XVI ad Ankara, Efeso e Istanbul. E’ questa la previsione che a korazym.org fa Khaled Fouad Allam, professore di Sociologia del mondo musulmano e di Storia e istituzioni dei paesi islamici all’università di Trieste e di Islamistica all’Università di Urbino. Secondo Allam, che ha da tempo la cittadinanza italiana, ha all’attivo numerose pubblicazioni sui rapporti fra mondo arabo-islamico e occidente, e dallo scorso aprire è anche deputato (eletto in Puglia nelle liste dell’Ulivo, su indicazione della Margherita), dall’ingresso della Turchia nell’Ue dipenderà anche il futuro della gestione dei milioni di musulmani che già vivono in Europa e che già sono cittadini dell’Unione. Un’occasione dunque per ripensare il rapporto fra Islam e occidente in termini diversi da quelli dello “scontro di civiltà”: operazione questa che presuppone una conoscenza reciproca che al giorno d’oggi è assente, e non solo alle nostre latitudini. “Nell’Islam c’è una conoscenza superficiale ed erronea di cosa è il cristianesimo e di come funzioni”.

    Khaled Fouad Allam, quali impressioni alla vigilia di un viaggio che si è via via fatto sempre più delicato?
    "E’ certamente un viaggio difficile, che si andrà a realizzare all’interno di un contesto fra i più complicati e fra i più delicati. In modo particolare perché dietro la visita del papa c’è una grande questione, che giunge in queste settimane ad una fase cruciale: l’ingresso o meno della Turchia nell’Unione Europea. Una questione che interroga tutti sulla possibilità o meno di fare anche dell’Islam un elemento della formazione dell’identità europea. La domanda che ci si deve porre è: “C’è spazio per una partecipazione dell’Islam alla costruzione di una identità europea?”. Questo è il tema di fondo, senza dimenticare che l’ingresso della Turchia nell’Ue renderebbe più facile la “gestione” dei 15 – 17 milioni di musulmani che vivono in Europa e che sono già cittadini europei…"

    E’ una questione complessa di grande portata storica, e non è l’unica che questo viaggio tocca…
    "Decisamente no. Sulla scia del tema Europa, si dovrebbe anche pensare al tema dei confini territoriali e geografici dell’Unione: fare entrare la Turchia in Europa significa di fatto “esportare” i confini dell’Ue direttamente alle frontiere dell’Iraq. Il che davvero non è poca cosa, perché significa arrivare fino ad una zona di guerra e di conflitti, luoghi cruciali per la ricostruzione di un equilibrio in tutta l’area mediorientale. Ciò detto, sull’altro versante, naturalmente, la visita del papa rappresenta un momento simbolico di grande rilievo, un incontro che avviene sullo sfondo del profondo degrado che la relazione fra mondo musulmano e Occidente ha subito negli ultimi anni".

    E, tre mesi dopo, quanto conta ancora, come elemento negativo, il discorso di Ratisbona?
    "Certamente quel testo è stato utilizzato da coloro che non vogliono la Turchia in Europa e che non desiderano la pacificazione delle relazioni fra Islam e occidente. A volere lo scontro di civiltà è una parte del mondo musulmano, legata al fondamentalismo e al radicalismo islamico, ma non bisogna dimenticare che il libro di Huntington sullo “scontro di civiltà” è uno dei più letti nell’intero mondo arabo-islamico. E questo perché propone la simmetria fra occidente e Islam sulla base di un conflitto: conflitto di idee e conflitto teologico che è poi purtroppo diventato un conflitto eminentemente violento. Abbiamo a che fare con tutto questo, non possiamo nascondercelo; fermo restando naturalmente che ampia e diffusa è nel mondo islamico la parte di chi ha idee radicalmente contrarie a questa visione".

    L’Islam turco non è solo quello ufficialmente riconosciuto dallo stato. Che ruolo hanno le confraternite e gli altri movimenti?
    "E’ un Islam non riconosciuto che in molte sue componenti non partecipa e non ha interesse a partecipare all’elaborazione di un dialogo. Le confraternite sono realtà che in gran parte puntano a restare occulte, segrete: non appaiono all’orizzonte, quasi non hanno interesse ad apparire. Rappresentano però una parte importante del mondo musulmano: il dialogo con l’occidente non dipenderà però da esse".

    C’è il rischio che l’incontro fra Benedetto XVI e Bartolomeo I, fra cattolici e ortodossi, sia percepito in forma diffusa come un’alleanza cristiana in chiave anti-islamica?
    "Su questo punto ho molti dubbi. Il mondo musulmano non sa esattamente cosa sia il Vaticano e cosa sia il cristianesimo: ha una informazione estremamente superficiale di come funziona il mondo cristiano. Talvolta il Vaticano è percepito come un elemento di forza dell’occidente, altre volte si sottolinea che non è l’unica voce del mondo cristiano, molto più vario del solo cattolicesimo. Ad ogni modo, c’è nel mondo islamico una visione chiaramente erronea e fallace di ciò che è il cristianesimo, e al di là della volontà politica di fare apparire quella fra Benedetto XVI e Bartolomeo I un’alleanza in funzione anti-Islam non penso sussista la tendenza a fare di questa una credenza diffusa".

    Come spiega il ripensamento dei rappresentanti del governo turco, disposti ora ad incontrare il papa dopo averlo fin qui ignorato, se non evitato?
    "Si spiega tutto nel contesto di questi ultimi giorni e delle settimane che viviamo. La Commissione europea si pronuncerà a metà dicembre sul destino del dossier di adesione della Turchia all’Ue: proseguire su quella strada o sospendere ogni deliberazione? Le ultime decisioni del governo turco, con il probabile incontro fra il papa e il premier Erdogan, mirano ad evitare di contribuire alla paralisi del dossier Turchia-Ue. Peraltro, da questo punto di vista, indirettamente e paradossalmente il viaggio del papa contribuirà all’immagine positiva della relazione fra Europa e Turchia: molto più che non l’Islam, probabilmente, esso influirà proprio sulle relazioni geopolitiche fra Ankara e Bruxelles".

    Che idea si è fatto in proposito: il processo di ingresso della Turchia nella Ue va portato a termine positivamente?
    "Penso di si. Penso sia meglio averla che non averla, anche se sarà un percorso certamente complicato e difficile. Possiamo e dobbiamo ragionare secondo la situazione attuale: ebbene, una decisione negativa in merito all’ingresso della Turchia nell’Unione potrebbe essere considerato dalle popolazioni musulmane già presenti in Europa  come il simbolo di un rifiuto integrale alla presenza musulmana nel continente. Una eventuale decisione positiva, invece, potrebbe dare inizio alla costruzione di una relazione sana e autentica fra Islam e Europa. La Turchia nella Ue rafforzerà l’Islam moderato (per inciso: a me non piace il termine “moderato”; io considero quello Islam tout court) e contribuirà alla coscientizzazione di un nuovo mondo non più costruito in funzione degli stati-nazione, ma in funzione di grandi aree regionali basate su tratti geografici, politici, culturali e religiosi".

    http://www.korazym.org

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