TuttoTrading.it

SITO

  • Home
  • Mappa
  • Contatti
  • G.Temi
  • Dividendi
  • Div.19
  • Shopping
  • Informaz.
  • Sicur.Inf.
  • Trading
  • Collezioni
    VAI ALLA MAPPA DEL SITO


    INFO
  • Acqua
  • Aliment.
  • Ambiente
  • Automot.
  • Balneab.
  • Banche
  • Bookcr.
  • Buttol
  • Case
  • acqua
  • Colorare
  • Decoro
  • urbano
  • Decresc.
  • dividendi
  • Donne
  • Economia
  • Economia
  • circol.
  • Energia
  • En.rinnov.
  • Famiglia
  • Finanza
  • Foto
  • Giardini
  • Giornata
  • memoria
  • G.foibe
  • Inquin.
  • M'illumino
  • dimeno
  • M5S TDG
  • Ora sol.
  • legale
  • Peso
  • rifiuti
  • Pishing
  • Politica
  • Raccolta
  • bott.
  • Olio
  • esausto
  • Rassegna
  • Riciclo
  • Rifiuti
  • R.affetto
  • R.zero
  • R.verde
  • S.mare
  • Scuole
  • ricicl.
  • Social
  • street
  • Solidar.
  • Shopping
  • Spoofing
  • Storia
  • TDG
  • News
  • Tumori rif.
  • Tutto
  • droga
  • T.racc.
  • differ.
  • T.droga
  • T.scuola
  • Violenza
  • V.rendere


  • 24/03/2005 Via Crucis 2005 al Colosseo. Meditazioni e preghiere II (Jan van Elzen, http://www.korazym.org)

    29/11/2006  Per approfondire/3: un Patriarcato in trincea nella repubblica della laicità (Stefano Caredda, http://www.korazym.org)

    Ricerca personalizzata

    La difficile vita dei cristiani ortodossi in Turchia: un patriarca che per lo stato è solo un privato cittadino, una chiesa fatta bersaglio di intimidazioni e soprusi. Le dispute sui beni ecclesiastici e l’immutato prestigio di Bartolomeo I.

    Da uno dei nostri inviati a Istanbul.

    ISTANBUL - Non un patriarca ecumenico, ma un punto di riferimento per un semplice quartiere di Istanbul. Non una chiesa autonoma, ma una chiesa costantemente controllata in ogni suo movimento. Difficile la vita dei cristiani ortodossi in Turchia, difficile la vita del patriarca ecumenico, per la repubblica laica poco più di un privato cittadino. Altro che il punto di riferimento per 300 milioni di cristiani…

    L’ISTITUZIONE : LA STORIA DEL PATRIARCATO ECUMENICO – E’ un racconto vecchio di duemila anni, fra apostoli, grandi imperi, scismi e nazionalismi: una storia che mantiene inalterato il suo interesse anche oggi. La creazione di quello che viene anche chiamato “Patriarcato di Costantinopoli” risale al 38 d.C., anno in cui fu fondata la Chiesa cristiana nell’antica Bisanzio, ad opera dell’apostolo Andrea. Nel 330 l’imperatore Costantino vi trasferisce la capitale imperiale: la città prenderà il nome di Costantinopoli e sarà considerata la “Nuova Roma”. Costantinopoli è uno dei cinque antichi Patriarcati dell’“una, santa, cattolica ed apostolica Chiesa” (Roma, Alessandria, Antiochia, Gerusalemme e – per l’appunto – Costantinopoli), e quando avviene lo scisma del 1054 la Chiesa si divide nella Chiesa d’Occidente (patriarcato di Roma) e nella Chiesa d’Oriente (i restanti quattro patriarcati dell’Oriente). Fra questi ultimi, quello di Costantinopoli assume il primo posto, diventando così il centro spirituale di tutta la Chiesa ortodossa orientale: il patriarca è considerato come la più alta autorità dell’ortodossia e porta il titolo di “arcivescovo di Costantinopoli-Nuova Roma e Patriarca Ecumenico”. E’ lui che coordina le relazioni tra le altre chiese ortodosse locali ed i rapporti dell’ortodossia intera con le altre chiese cristiane e le altre religioni: convoca i concili e le assemblee panortodosse e li presiede. Non ha però autorità sulle altre chiese ortodosse, perché è niente più che un “primus inter pares”.  La sede del Patriarcato, posta per secoli accanto alla Cattedrale di Santa Sofia (fino alla caduta di Costantinopoli del 29 maggio 1453), dopo un tour fra i diversi quartieri della città si stabilì definitivamente (dal 1601) nell’antico quartiere del Fanar. Dove è ancora oggi, nel cuore di quella metropoli che nel frattempo è diventata Istanbul. Il Fanar è considerato questo il centro spirituale dei cristiani ortodossi, circa 300 milioni in tutto il mondo. Rilevante per il suo ruolo ecumenico, ha acquisito grande prestigio nel corso dei secoli: un’importanza mantenuta anche negli ultimi settant’anni con i patriarchi Athenagora I (1948-1972), Demetrio I (1972-1991) e Bartolomeo I (dal 1991).

    IL PATRIARCATO OGGI: UNA CHIESA IN TRINCEA – E’ un semplice cittadino, Bartolomeo I, per il governo turco. Non è il ''Patriarca ecumenico di Costantinopoli'', ma il semplice ''patriarca di Fanar'', cioè del piccolo territorio (di fatto, un quartiere di Istanbul) nel quale è posta la sede del Patriarcato. E’ poco più che un capo-villaggio – secondo la repubblica laica – ma nessuno in Turchia è controllato più e meglio di lui. I servizi turchi lo seguono ovunque, ne verificano le attività, ne vagliano i pronunciamenti, all’estero come in patria. Controllato e anche sbeffeggiato: bersaglio ideale della stampa radicale. Nella Turchia che si avvia ad entrare in Europa non solo parole, ma anche fatti: la sede del patriarcato è stata fatta oggetto più volte di sassaiole e attentati teppistici, e varie volte il cimitero ortodosso è stato violato da estremisti islamici, con tombe profanate e danni più morali che materiali. Nel corso dei decenni passati le chiese sono state svuotate e saccheggiate, le scuole distrutte, la fede degli ortodossi violentemente derisa. Oggi la religione è integralmente sottomessa alle direttive della autorità, che con tutte le minoranze religiose (e quella cristiana è una minoranza) utilizza la tattica del bastone e della carota. Tanto bastone e poca carota.

    Le dispute fra la chiesa ortodossa e il governo turco sono numerose, e riguardano perfino la proprietà dei beni immobili e la possibilità di utilizzarli a fini di culto o comunque a scopi religiosi. Annose le polemiche per l’apertura di seminari (autorizzazioni sempre negate) e anche solo per la concessione dei visti ai sacerdoti, limitati a pochi mesi. Per fare un esempio, la scuola teologica del patriarcato ecumenico di Costantinopoli, fondata nel 1842, dopo aver funzionato per secoli (anche sotto l’impero ottomano), dal 1971 è chiusa perché la repubblica laica prescrive che la possano frequentare solo studenti turchi di religione ortodossa. Troppo pochi però i fedeli, oggi, per poter raggiungere un alto numero di studenti: attualmente ve ne sarebbero cinque, che l’amministrazione pubblica ha dirottato però su altre scuole: inutile e costoso aprire quella scuola per soli cinque studenti. Un problema al quale si potrebbe ovviare se fossero ammesse le decine e decine di studenti ortodossi che ambiscono a frequentare la scuola: si tratta però di studenti stranieri, di altra nazionalità, e secondo le leggi della repubblica solo i cittadini turchi possono esservi ammessi. Ecco, nella Turchia di oggi chi è cristiano non può fare carriera nell'amministrazione dello Stato e neppure studiare nella scuola ortodossa, mentre ai preti è vietato andare in giro con la tonaca (pena l'arresto). Nelle scuole elementari invece i bambini cristiani possono anche non frequentare l'ora di religione musulmana: peccato però che quel voto faccia media, e non frequentarla significhi abbassare il giudizio finale…

    In tema di proprietà dei beni ecclesiastici una novità si è avuta appena qualche giorno fa, con l’approvazione – in tutta fretta, dopo anni di attesa – della cosiddetta legge sulle fondazioni. Un provvedimento richiesto anche dall’Unione Europea e approvato in parlamento con 241 voti favorevoli e 31 contrari, che dovrebbe risolvere il problema delle proprietà delle minoranze religiose, impossibilitate fino ad oggi ad essere titolari di beni, non avendo personalità giuridica. La stessa sede del Patriarcato figura ufficialmente come proprietà del monastero di San Giorgio, che però legalmente non può avere beni immobili (e, dicono al Patriarcato, il “vero” padrone di diritto sarebbe proprio San Giorgio, la non esistenza in vita del quale potrebbe essere sancita da un qualsiasi tribunale, con conseguenze facilmente immaginabili…). Paradossi turchi. Ora, con la nuova norma è possibile alle minoranze religiose creare delle fondazioni, le quali a loro volta possono divenire proprietarie di beni immobili. La novità, per quanto attesa da tempo, non pare risolutiva: da un lato infatti non prevede la restituzione di ciò che ai gruppi religiosi è stato finora tolto (e non è poco), e dall’altro continua a prevedere la “reciprocità di trattamento” per cui le persone di nazionalità turca appartenenti ad una minoranza religiosa “latina” o “greca” restano vincolate al trattamento che, nel paese della minoranza religiosa, si applica ai turchi.

    In questo difficile contesto, Bartolomeo I mantiene tutto il suo prestigio e la sua carica positiva: da cittadino turco quale è (il patriarca non può non essere un cittadino turco, secondo le norme stabilite dalla legge della repubblica), ha sempre sostenuto gli sforzi per un avvicinamento della Turchia all’Europa e al mondo. La chiesa ortodossa si è posta in prima fila nel favorire il dialogo fra le religioni, combattendo fanatismo ed estremismo religioso con la forza della predicazione e dell’esempio. Appuntamenti ispirati alla comprensione e al dialogo hanno seguito gli eventi dell’11 settembre 2001 e quelli ad essi correlati o ad essi assimilabili, dando alla Turchia un personaggio di rilievo ascoltato all’estero e combattuto in patria. Un prestigio del quale il patriarca continua a godere anche a livello ecumenico, considerata la sua volontà di intensificare il dialogo con le altre chiese cristiane. Un programma rilanciato in grande stile al momento dell’elezione di Benedetto XVI al soglio di Pietro: l’invito in Turchia per la festa di Sant’Andrea arrivò immediatamente. E ora, con i dodici mesi di ritardo dovuti alla volontà della repubblica di Turchia, la visita del papa di Roma.

    http://www.korazym.org

  • Archivio Notizie Papa ed Islam
  • Archivio Vaticano
  • Ricerca personalizzata

     Questo sito
  • Home
  • Mappa sito
  • Contatti
    VAI ALLA MAPPA DEL SITO