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  • 24/03/2005 Via Crucis 2005 al Colosseo. Meditazioni e preghiere II (Jan van Elzen, http://www.korazym.org)

    30/11/2006 Turchia, il giorno dei gesti: la liturgia con gli ortodossi, la preghiera in moschea (S.Caredda - M.Spicuglia, http://www.korazym.org)

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    Ribadita la volontà di cattolici e ortodossi di camminare verso la piena unità. Visita a Santa Sofia e alla Moschea blu: il papa scalzo prega in silenzio rivolto alla Mecca. Pochi "lupi grigi" alla manifestazione di protesta.

    Dai nostri inviati a Istanbul.

    ISTANBUL – Il papa che prega in moschea, o che forse semplicemente fa una sosta in meditazione, certamente però rivolgendo il proprio a Dio. C'è un gesto importante nel terzo giorno di visita in Turchia: il momento di raccoglimento tenuto da un papa Ratzinger scalzo, affiancato dal Gran Muftì di istanbul, all'interno della moschea blu in direzione della Mecca, la città santa dell'Islam. Un momento di preghiera, secondo molti; un momento di meditazione, secondo il direttore della sala stampa della Santa Sede padre Federico Lombardi.

    Non solo questo però, nella giornata odierna: la visita al museo di Santa Sofia, l'incontro con gli armeni, i siri e il rabbino di Turchia, e prima ancora - nel giorno di Sant'Andrea - la liturgia ortodossa e la dichiarazione congiunta con il patriarca ecumenico Bartolomeo I. Il tutto in una Istanbul che vive con sostanziale indifferenza la presenza del papa e fa cadere nel ridicolo la manifestazione di protesta organizzata dal Partito della Grande Unione di fronte all’università: la ressa c’è, ma è creata più dalla polizia in tenuta antisommossa e dai tanti giornalisti presenti, che non dalle poche decine di manifestanti lì accorsi. Quello che si dice un vero fiasco, e che non è scalfito neppure dalla notizia, riferita dalla tv turca, dell'arresto di diciotto "sospetti" membri di al Qaeda: nessun legame con la visita del pontefice, ma solo la garanzia di un titolo ad effetto che non descrive la realtà concreta della Istanbul di oggi.  

    LA CRONACA DELLA GIORNATA

    Ore 16,00: la visita a Santa Sofia e alla moschea blu – E’ una visita ad un museo molto particolare, quello di Santa Sofia: ex basilica cristiana, poi moschea nel 1453, ora museo statale dal 1935 per volontà di Ataturk. Il papa è accolto e accompagnato da una guida di eccezione: il direttore stesso del museo. In italiano, viene spiegata al papa la particolarità dei mosaici e dei dipinti cristiani, come anche quella delle grandi tavole in legno che ospitano versetti del Corano. Ratzinger sembra ammirato mentre osserva la parete rivolta alla Mecca, con in alto una sopravvissuta immagine del periodo cristiano: una Madonna col bambino. Il papa ascolta le spiegazioni delle usanze musulmane, si informa sulla datazione delle singole opere, fa un giro panoramico dell’intera struttura prima di lasciare il proprio messaggio e la propria firma sul Libro d’oro destinato agli ospiti illustri. Poi l'uscita: nessuna preghiera e nessun discorso. Duecento metri più in là c’è la moschea blu, costruita a suo tempo di fronte alla ex basilica cristiana per dimostrarne la grandiosità. E’ un momento simbolico di estrema importanza, scaturito dalla volontà di testimoniare la massima amicizia e la profonda stima nei confronti del mondo musulmano. Il papa ha la sua guida anche in questa occasione. Una sosta prima di entrare in moschea per togliere le scarpe, e poi l’ingresso. Il papa scalzo – ma con la croce naturalmente ancora al collo – avanza mentre l'imam spiega le caratteristiche della struttura e indica la parete che guarda alla Mecca. Vengono spiegate le modalità della preghiera musulmana, e poi si fa silenzio: sguardo rivolto alla Mecca, è un momento personale di silenziosa preghiera. Occhi chiusi, labbra socchiuse: è un intero minuto di raccoglimento immortalato da decine di fotografi e cameraman. Le relative immagini fanno subito il giro del mondo. Benedetto XVI rimane in raccoglimento qualche istante in più rispetto al muftì, che per qualche secondo si guarda attorno prima di riprendere a parlare al suo ospite. Subito dopo c’è lo scambio di doni: la moschea dona una maiolica che raffigura una colomba, il papa risponde con un quadro raffigurante alcune colombe che si librano in volo. Una vicinanza di scelte sottolineata dal papa con queste parole: “Questo quadro vuole essere un messaggio di fraternità in ricordo di una visita che non dimenticherò: la mia visita aiuterà a trovare insieme i modi e le strade per la pace e per il bene dell’umanità”.

    Ore 12,00: la dichiarazione congiunta di Benedetto e Bartolomeo
    Un sostegno incondizionato al dialogo teologico: è l’aspetto più importante della dichiarazione comune sottoscritta da Benedetto XVI e Bartolomeo I. Dopo aver ripercorso le tappe dell’ecumenismo negli ultimi 40 anni, il patriarca di Costantinopoli e il pontefice di Roma, a nome delle loro Chiese, ammettono di non aver colto ancora “tutte le conseguenze positive per il nostro cammino verso la piena unità”, e salutano la ripresa del dialogo teologico, avvenuta a settembre a Belgrado sul tema “Conciliarità e autorità nella Chiesa”. Al centro, il nodo del ministero petrino, su cui, spiegano Bartolomeo I e Benedetto XVI, “siamo decisi a sostenere incessantemente il lavoro affidato alla Commissione, mentre ne accompagniamo i membri con le nostre preghiere”. Ma la riflessione comune ha coinvolto anche altri ambiti: la testimonianza più incisiva di fronte alla secolarizzazione, la difesa delle radici cristiane nel vecchio continente e il tema dell’integrazione europea, con un’allusione al confronto tra Ue e Turchia. “Gli attori di questa grande iniziativa – si legge nella dichiarazione - non mancheranno di prendere in considerazione tutti gli aspetti che riguardano la persona umana ed i suoi inalienabili diritti, soprattutto la libertà religiosa, testimone e garante del rispetto di ogni altra libertà”. Questo perché “in ogni iniziativa di unificazione, le minoranze debbono essere protette, con le loro tradizioni culturali e le loro specificità religiose”. Il pensiero va poi alle realtà di sofferenza, sconvolte da povertà, guerre e terrorismo con l’invito a cattolici ed ortodossi  “ad intraprendere insieme azioni a favore del rispetto dei diritti dell’uomo, di ogni essere umano, creato ad immagine e somiglianza di Dio, come pure per lo sviluppo economico, sociale e culturale”. In questo senso, continuano il papa e il patriarca, “vogliamo affermare che l’uccisione di innocenti nel nome di Dio è un’offesa a Lui e alla dignità umana; tutti dobbiamo impegnarci per un rinnovato servizio all’uomo e per la difesa della vita umana, di ogni vita umana”. Spazio infine, alla difesa dell’ambiente e alla richiesta di pace per il Medio Oriente, attraverso “rapporti più stretti tra i cristiani e un dialogo interreligioso autentico e leale, per combattere ogni forma di violenza e di discriminazione”. La dichiarazione si conclude con un messaggio di speranza: “Salutiamo in Cristo gli altri cristiani, assicurando loro la nostra preghiera e della nostra disponibilità al dialogo e alla collaborazione”.

  • 30/11/2006 Il papa e il patriarca ecumenico: pieno sostegno al dialogo teologico
    La traduzione italiana della dichiarazione comune di Benedetto XVI e Bartolomeo I, firmata al Palazzo patriarcale ecumenico di Istanbul...

    Ore 08,30: la Divina Liturgia al Patriarcato Ecumenico per la festa di Sant'Andrea - Canti, inni, incenso, paramenti delle grandi occasioni: la liturgia ortodossa è quanto mai solenne, ancor più in un giorno di grande festa, quello dell'apostolo Andrea, santo patrono della Chiesa di Costantinopoli. Vi partecipa anche Benedetto, il cui viaggio in Turchia trae spunto proprio dall'invito a suo tempo rivoltogli dal patriarca Bartolomeo. Minuti, decine di minuti, vere e proprie ore di liturgia, con il papa che sfoglia il libro e segue passo passo la proclamazione cantata di salmi e letture, portata avanti ininterrottamente dai sacerdoti ortodossi. Bartolomeo legge un discorso che è la traduzione fedele, in parole, della solennità espressa fino a quel punto, con un accento critico (“Noi ci inchiniamo con umiltà e pentimento davanti al Dio vivente e davanti al nostro Signore Gesù Cristo, del quale portiamo il Nome santissimo e la cui tunica, tessuta tutta di un pezzo, noi abbiamo diviso), una constatazione (“non possiamo ancora celebrare insieme i Santi Misteri”) e una speranza (“preghiamo che venga il giorno in cui questa unità sacramentale possa compiersi pienamente”: noi continuiamo "senza tentennamenti" nel cammino "per restaurare la piena comunione delle nostre Chiese”). Sulla stessa linea il papa, che parla di rinnovo del comune impegno sulla strada “verso il ristabilimento della piena comunione”, da attuare cercando “insieme con i nostri fratelli e sorelle ortodossi mezzi sempre più efficaci di collaborazione pastorale a tale scopo”. “Le divisioni esistenti fra i cristiani sono uno scandalo per il mondo” – scandisce Benedetto – “ed un ostacolo per la proclamazione del Vangelo”. E qui il riferimento ad uno dei nodi cruciali del dialogo con gli ortodossi, quel “primato petrino” che il pontefice definisce come “servizio universale” e che “ha sfortunatamente dato origine alle nostre differenze di opinione, che speriamo di superare, grazie anche al dialogo teologico ripreso di recente”. Da qui, il rinnovo della disponibilità a “identificare vie nelle quali il ministero petrino potrebbe essere oggi esercitato, pur rispettandone la natura e l'essenza, così da realizzare un servizio di amore riconosciuto dagli uni e dagli altri".

  • 30/11/2006 Bartolomeo al papa: continuiamo senza tentennamenti il nostro cammino
    Il testo integrale nella traduzione italiana dell'omelia del Patriarca Ecumenico Bartolomeo...

  • 30/11/2006 Il papa alla Divina Liturgia: dialogo su nuove forme del ministero petrino
    La traduzione italiana del discorso di Benedetto XVI, pronunciato durante la Divina Liturgia nella chiesa di San Giorgio ad Istanbul... Ore 07:30: quartier generale di Benedetto XVI ad Istanbul è la Rappresentanza Pontificia...

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