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  • 21/08/2007 Medici sul campo/3. Dall'immunoterapia, sguardo a testamento biologico, eutanasia e cure palliative (Daniele Lorenzi, http://www.korazym.org)

    Ricerca personalizzata

    Giancarlo Pizza, presidente dell'Ordine dei Medici di Bologna risponde alle domande di Scienza&Vita sulle tematiche di fine vita. "Una norma sul testamento biologico mi vede perplesso".

  • Testamento biologico? "Non serve". Interviste a raffica di Scienza&Vita.

    Giancarlo Pizza è presidente dell'Ordine dei Medici di Bologna e degli Ordini dell’Emilia-Romagna. Responsabile Modulo di Immunoterapia – U.O. di Urologia dell'ospedale S.Orsola-Malpighi, membro del Gruppo di cooperazione in Immunologia, della Società Italiana di Urologia e del Cluron (Club di Urologia Oncologica) e presidente della Società Internazionale del Transfer Factor (Itfs), risponde così alle domande su testamento biologico ed eutanasia.

    Che cosa pensa di una norma che sancisca il testamento biologico?
    Mi vede perplesso, perché sarebbe una decisione presa oggi, in una determinata condizione, che non può più essere revocata ed inoltre affidata a qualcun altro.

    Che cosa intende per accanimento terapeutico?
    Qualunque pratica medica o terapeutica fatta al di fuori di ogni possibile, ragionevole prospettiva di ottenere un beneficio per il paziente.

    Che cosa intende per eutanasia?
    Dare la morte. Compiere un atto che ha un immediato risultato: la morte di una persona.

    Nel codice deontologico ci sono le risposte necessarie a questa problematica?
    Ci sono tutte, perché i medici operano tutti nell’ambito del rapporto che si instaura tra medico e paziente.

    C’è e in che cosa consiste il conflitto tra volontà espressa in precedenza dal paziente e posizione di garanzia del medico?
    C’è un conflitto fortissimo del medico perché una decisione dell’individuo di lasciarsi morire crea un conflitto per la scienza e la coscienza del medico. L’aspirazione del medico è tenere in vita le persone; una norma che lo vincoli diventa un grosso problema. Devo anche dire, che se il legislatore vuole fare una proposta sul testamento biologico, la faccia pure, è suo diritto. Noi pensiamo però, ed è nostro diritto-dovere dirlo che una proposta del genere può creare problemi seri.

    Nel corso della sua professione ha mai avuto problemi, nel senso di denunce legali, nel caso di interventi contrari alle indicazioni del paziente che pur hanno consentito di salvare la vita o di ristabilire un equilibrio di salute o di sospensione di terapie sproporzionate da cui è derivata la morte del paziente?
    Non mi è mai capitato. Sono stato anche fortunato in questo senso. Né mi è mai giunta alle orecchie una cosa del genere. Ci si trova il più delle volte di fronte ai parenti del malato e si fa ogni sforzo per comprenderli e per dialogare.

    Può indicare la differenza tra testamento biologico e pianificazione dei trattamenti, contestualizzata nella relazione medico-paziente?
    Sono cose diverse. Il testamento biologico significa dare disposizioni, concedere all’individuo una prerogativa che la legge non gli consente. La pianificazione è tutta un’altra cosa.

    L’implementazione delle cure palliative e dell’assistenza domiciliare, delle strutture di lungodegenza e degli Hospice possono essere una risposta all’eutanasia e all’abbandono terapeutico? Come si presenta la sua realtà geografica da questo punto di vista?
    La richiesta di farsi dare la morte avviene a causa di dolori incoercibili, per scarsa assistenza, per senso di abbandono. Fare di più nel campo dell’assistenza può ridurre questa spinta. Nella regione in cui opero, da questo punto di vista la situazione è buona: i malati terminali vengono curati e seguiti fino in fondo, attraverso gli Hospice, e questo fatto di certo allevia le loro sofferenze e quelle dei parenti.

    www.korazym.org
    Quest'opera è pubblicata sotto una Licenza Creative Commons

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