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  • 25/02/2008 Lista pro-life, forse scomoda ma certamente utile (Redazione, http://www.korazym.org)

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    Potrebbe essere inopportuna e non attirare le simpatie di molti, ma la scelta di Giuliano Ferrara di presentarsi alle elezioni con una “lista di scopo” di carattere antiabortista alcuni meriti li ha. E non sono da sottovalutare.

    E’ certamente scomoda, ma in una campagna elettorale come quella che ci sta davanti non per questo è sbagliata: potrebbe essere inopportuna, ma gli aspetti positivi potrebbero alla fin fine anche superare quelli negativi. La lista pro-life di Giuliano Ferrara, che il direttore del Foglio intende presentare in tutte le regioni alle prossime elezioni politiche, sia alla Camera sia al Senato, fa discutere e spiattella sul piatto del contendere con forza inusitata il tema dell’aborto e tutti gli altri cruciali aspetti bioetici del vivere contemporaneo. Lo fa costringendo tutti gli altri a tenerne conto, e dunque a prendere posizione, a non nascondersi dietro lo scudo della “libertà di coscienza”, tanto inviolabile quanto politicamente incomprensibile di fronte ad una tornata elettorale.

    I temi della bioetica e quello dell’interruzione volontaria di gravidanza in primo luogo sono – va da sé - argomenti “politici”, che riguardano la vita e le sue articolazioni, che riguardano la vita reale molto più di mille altri argomenti da campagna elettorale. Affermare, come qualcuno fa, che i temi etici debbano rimanere “fuori dalla campagna elettorale” è – ci pare - semplicemente sbagliato, perché le decisioni su queste questioni possono e devono entrare a far parte del bagaglio di considerazioni svolte dall’elettore nella sua decisione di voto. Perché mai dovremmo decidere il nostro voto solo in ragione delle scelte dei partiti e dei singoli candidati in tema di tasse, di sicurezza, di immigrazione e di politica estera, e non anche sulla base delle proposte programmatiche sui temi della vita e della famiglia?

    E’ chiaro che una parola sui temi bioetici da parte dei partiti e in misura ancora maggiore da parte dei singoli candidati (un partito potrebbe anche non voler esprimersi in modo netto) non è solo possibile, ma anche doverosa. E bene hanno fatto il Forum delle Associazioni familiari, il Movimento per la vita e l’Associazione Scienza&Vita, in tre distinti manifesti, a chiedere a tutti i partiti – tutti i partiti – di “dire qualcosa di bioetico”, di presentare anche su questi temi le proprie idee, per poterle considerare e valutare. Questione di trasparenza. E bene hanno fatto queste realtà associative a rivolgersi a tutti i partiti, perché i temi della vita e della famiglia devono essere trasversali, non possono essere appannaggio solo di alcuni, ma trovare in tutti le proprie risposte.

    Epperò, la forza propulsiva innestata dalla presentazione della lista di Giuliano Ferrara ha spaiato le carte e reso questo fenomeno ancora più evidente. Se fosse stato per i principali competitori in campo, il Pd e il Pdl, Veltroni da una parte e Berlusconi dall’altra, i temi bioetici sarebbero rimasti in secondo piano, per amore di pace e di serenità, viste le differenze sostanziali che all’interno dei due schieramenti (chi più chi meno) sono presenti. E allora: l’aborto non è un tema da “campagna elettorale” nel senso che non merita di essere ridotto al gioco di batti e ribatti e di urla e contro-urla tipico dei dibattiti televisivi, ma è certamente un tema da “campagna elettorale” nel senso che deve entrare a far parte delle questioni intorno alle quali ci si confronta e ci si spiega riguardo alle esigenze, ai problemi, ai bisogni, alle prospettive di un paese. Quella di Ferrara è palesemente anzitutto una battaglia culturale, tant’è che la proposta di “moratoria” è nata ben prima della caduta del governo Prodi e del ricorso alle urne: in questo senso la lista elettorale è solo un’ulteriore cassa di risonanza che si aggiunge – con i suoi pro e i suoi contro – agli altri strumenti tramite i quali un dibattito acceso e appassionante è stato risvegliato nel paese.

    La questione se votarla o meno, o se porsi nei confronti di questa lista in modo contrario o favorevole o benevolmente neutrale o indifferente, è forse perfino prematuro al momento: la questione cruciale è ora posizionare sul terreno di gioco la proposta culturale, spiegarla e farla comprendere. Spiegare che c’è qualcosa di storto se l’aborto è diventato una normalità e una formalità, se lo si pensa come una “conquista” e non come una triste soluzione da evitare ogni volta che si può, se lo si confina ad ossessione della morale cattolica. E di spiegare tutto questo ce n’è bisogno davvero se la reazione sgangherata di ampi settori della politica è stata quella di una pregiudiziale difesa della legge 194/78, il cui testo nessuno fra i competitori elettorali, Ferrara incluso, ha proposto di toccare.

    Nessun altra iniziativa, e forse nessun altro personaggio, poteva riuscire in questa Italia che si prepara al voto del 2008 a mettere al centro in questo modo la questione aborto. I risultati si vedranno col tempo: ma per quanto provocatorio possa essere il tono, e per quanto occorra non sottovalutarne le insidie, la lista pro-life genera discussione e dibattito. E fosse solo per questo ha già vinto la sua battaglia.

    http://www.korazym.org
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