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  • 06/11/2017 Rischio Vesuvio. Zona rossa del Vesuvio: informiamoci ed attiviamoci

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    Rischio Vesuvio. Zona rossa del Vesuvio

  • Da Wikipedia: Zona rossa del Vesuvio
    Quest'opera è pubblicata sotto una Licenza Creative Commons

    La zona rossa del Vesuvio, suddivisa in zona rossa 1 e zona rossa 2, identifica i comuni della città metropolitana di Napoli (oltre Scafati in provincia di Salerno) che si trovano a ridosso o ai limiti del noto strato vulcano.

    Questi comuni vengono considerati a rischio in caso di eruzione . La zona rossa 1 delimitata dalla linea nera Gurioli è quella definita ad alta pericolosità perché oltre ad altre fenomenologie (lava, lahar, ecc.), può essere invasa dai micidiali flussi piroclastici. Prudenzialmente, tale zona ha mantenuto anche i confini precedenti. La zona rossa 2, invece, è definita pericolosa perché statisticamente è quella su cui potrebbe abbattersi una pericolosa e consistente pioggia di cenere e lapilli. I pericoli maggiori li correrebbero i territori posti sottovento rispetto al Vesuvio, e ubicati lungo la linea dei venti dominanti in quel momento.

    L'11 gennaio 2013, la protezione civile ha diffuso la nuova perimetrazione della zona rossa, ridefinendola poi nel 2014 e che interessa nell'odierno 25 comuni.





    Alle 18 municipalità della precedente zona rossa, infatti, vengono aggiunti totalmente o parzialmente i comuni di Nola, Palma Campania, Poggiomarino, San Gennaro Vesuviano, Scafati, la Masseria Guadagni enclave di Pomigliano d'Arco ma più afferente al comune di Sant'Anastasia, infine la Sesta Municipalità di Napoli, composta dai quartieri di Barra, San Giovanni a Teduccio e Ponticelli, che il vecchio piano di evacuazione collocava nella zona gialla.[1]

    Comuni a rischio

    A causa dell'elevata urbanizzazione sviluppatasi dal dopoguerra in poi nell'area di base e nella parte pedemontana del Vesuvio, il vulcano napoletano oramai caratterizza un territorio considerato ad alto rischio vulcanico, con circa 800.000 abitanti esposti a tale pericolo. I numeri in gioco sono alti abbastanza da poter definire il Vesuvio il vulcano più temibile del mondo. La fascia territoriale della zona a rischio riguarda 25 comuni (cifra comprendente l'enclave di Pomigliano D'Arco) elencati nella tabella sottostante[2][senza fonte]. La zona rossa è oggetto di un piano d'emergenza nazionale, che dovrà essere integrato quanto prima da un valido piano di evacuazione. In caso di allarme vulcanico poi, 19 regioni italiane (ad eccezione della Campania), accoglierebbero gli abitanti dei comuni vesuviani. Bisogna anche dire che in caso di eruzione alcune fenomenologie vulcaniche come gli alluvionamenti e la ricaduta dei prodotti piroclastici, darebbero origine ad altrettante zone pericolose, come quella blu che interessa la depressione nolana e quella gialla che travalica per ampio raggio la zona rossa soprattutto verso est.

    Piano evacuazione rischio Vesuvio. Detto piano è in corso di elaborazione da parte dei 25 comuni del vesuviano inseriti in zona rossa 1 e 2. Il documento deve avere necessariamente una regia dipartimentale (Dipartimento Protezione Civile), perché le vie di esodo devono essere individuate tenendo conto di tutte le esigenze dei comuni e non devono quindi essere conflittuali le une alle altre. Questo piano è stato oggetto di moltissime polemiche; quando pronto, si congloberà al piano di emergenza quale appendice fondamentale diventando una realtà operativa a tutto vantaggio della sicurezza delle popolazioni vesuviane esposte al rischio eruttivo.

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    Parco Nazionale del Vesuvio: Segni e modalità di rinascita dell'ecosistema vesuviano

    E' questo il tema che tratterà il dott. Silvano Somma nel terzo incontro che l'associazione Università Verde di Torre del Greco dedica al nostro Vulcano, fissato per il prossimo mercoledì, 8 novembre.
    Grande conoscitore e amante della natura e del bosco, SIlvano Somma, dottore forestale, tra i primissimi a dare il suo contributo volontario nello spegnimento dell'incendio del Vesuvio, farà per noi una prima analisi della risposta dell'ecosistema vesuviano al passaggio del fuoco, nonché una disamina delle possibili azioni antropiche da attuare per mitigare i danni del disastroso incendio dell'estate di quest'anno.
    Il dott. Silvano Somma è anche presidente dell'associazione "Primaurora", nata con la finalità di proteggere, tutelare e valorizzare il nostro territorio e, più in particolare, per promuovere il restauro ambientale dei boschi incendiati.
    Non a caso tale associazione è stata ed è fortemente impegnata anche nel primo soccorso alla flora e alla fauna sopravvissuta agli incendi.

    Vi aspettiamo mercoledì 8 novembre, ore 17,30, presso la sala dell'Istituto dell'Addolorata, in via Comizi 22 a Torre del Greco.co Nazionale del Vesuvio: “Segni di rinascita dell’ecosistema vesuviano”







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