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  • 18/11/2917 Università Verde - Il dissesto idrogeologico nell'area vesuviana dopo gli incendi

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    Come conseguenza dell’incendio boschivo del Vesuvio si è avuta una grave perdita del patrimonio forestale e anche un aumento del rischio idrogeologico:  si teme un'  invasione di flussi fangoso-detritici nelle le aree urbane, a valle dei versanti devastati dal fuoco in caso di violenti temporali.

    La cenere che ora  ricopre il suolo rappresenta un livello impermeabilizzante che favorisce lo scorrimento dell’acqua di pioggia e se la pioggia è tipo nubifragio,  i versanti incendiati possono essere interessati da intenso e concentrato ruscellamento.

    Questi flussi incanalati di tipo fangoso-detritico, soprattutto nelle parti più inclinate, possono evolvere rapidamente in flussi catastrofici rapidi in grado di causare danni considerevoli a manufatti e persone.





    Gli interventi di mitigazione dei temporali sono questi:

    – elaborazione di piani di protezione civile con la pulizia degli alvei e canali di scorrimento di fango-detriti.

    – delimitazione delle aree urbane potenzialmente interessate.

    – attivazione di un sistema di allarme idrogeologico immediato.

    Evento Università Verde

  • Università Verde - Il dissesto idrogeologico nell'area vesuviana







    Dissesto idrogeologico, l’allarme dei geologi: “Non aspettiamo che accada la tragedia” (professoressa Micla Pennetta)

        In Campania il dissesto geo-idrologico, comunemente noto come idrogeologico, si è notevolmente aggravato a causa degli incendi recenti con conseguenti frane, smottamenti, spostamenti di detriti, ecc.

    Lancia un  allarme  anche la professoressa Micla Pennetta titolare di cattedra di Geologia Ambientale e Rischi Naturali presso l’Università Federico II di Napoli e referente regionale dei Geomorfologi Italiani.

    “Zone che prima non erano ad elevato rischio oggi potrebbero esserlo e magari anche di più. Ciò che preoccupa che ad oggi non possiamo e non conosciamo il livello di rischio perché mancano i monitoraggi geomorfologici dei versanti. Sicuramente abbiamo avuto un aumento di aree suscettibili a processi franosi; tuttavia non conosciamo lo stato di salute, dal punto di vista geomorfologico, del territorio interessato. Quanto è accaduto a Positano, ma anche in Irpinia, sul Faito, anche nella giornata di ieri, rappresenta un forte campanello d’allarme per la Campania”.

      “Si rischia di lasciare il territorio nelle condizioni di instabilità ed i pericoli potrebbero essere elevati. Quei versanti montuosi, molto diffusi in Campania, caratterizzati da roccia dura calcarea – ha proseguito Pennetta – coperti da una coltre di sedimenti sciolti sono particolarmente vulnerabili: quest’ultima, non più trattenuta dalla vegetazione, con le piogge potrà velocemente muoversi verso valle trascinando tutto quanto incontrerebbe sulla sua strada. Non si da la possibilità al medico di visitare l’ammalato, con il rischio che l’ammalato possa poi arrivare al Pronto Soccorso già morto. Dobbiamo subito fare prevenzione partendo immediatamente dallo studio dei caratteri geomorfologici dei territori. Dobbiamo sapere se si sono attivate nuove frane o magari riattivate quelle che ci sono sempre state: lo possiamo fare solo consultando i geomorfologi che devono eseguire un’analisi attenta del territorio. Ma dobbiamo farlo ora e non dopo le tragedie”.

    “Bisogna assolutamente monitorare i versanti ed i territori colpiti e farlo prima – ha concluso la Pennetta – che arrivino le altre piogge. A causa degli incendi e dei diboscamenti manca l’azione di protezione e mitigazione offerta dalla superficie arborea al terreno. Inoltre la cenere generata a seguito degli incendi impermeabilizza i suoli, impedendo la lenta infiltrazione delle acque piovane nel terreno. Bisogna fare rilevamenti geomorfologici di dettaglio su tutte le aree che possono generare criticità, al fine di individuare le condizioni pericolo”.

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