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  • 12/03/2018 Come funziona il Reddito di Cittadinanza in tutta Europa (eccetto Italia e Grecia)

    Ricerca personalizzata






    di MoVimento 5 Stelle Europa

    Il reddito di base incondizionato o reddito di cittadinanza o reddito di sussistenza o reddito minimo universale è una erogazione monetaria, a intervallo di tempo regolare, distribuita a tutte le persone dotate di cittadinanza e di residenza, cumulabile con altri redditi da lavoro, da impresa, da rendita, indipendentemente dall'attività lavorativa effettuata o non effettuata (dunque viene erogata sia ai lavoratori sia ai disoccupati). In Italia il reddito di cittadinanza non esiste. Esiste invece praticamente in tutto il resto d'Europa esclusa la Grecia. Vediamo come funziona nei vari Paesi europei.

    In Austria il reddito di cittadinanza si chiama Mindeststandards. Lo possono richiedere tutti i residenti a prescindere dall'età, ma bisogna avere in mano un certificato in cui si dimostra di non poter lavorare. Il richiedente non deve possedere una casa. Il sostegno prevede 814 euro al mese se solo, oltre 1.221 euro se in famiglia, più gli assegni famigliari che variano da Land a Land. La durata è illimitata.
     
    In Belgio il revenu d'intégration sociale è legge dal 2002. Fra i requisiti richiesti c'è la residenza da almeno 4 anni. Solo chi ha problemi di salute o ne ha avuti con la giustizia può farne richiesta. Nel caso di persona sola il sussidio è di 817 euro. Un po' di più per la famiglia ma in questo caso si può contare sugli assegni sociali se il figlio non ha più di 10 anni.  La durata è illimitata ma si fa il punto ogni anno.
     
    In Bulgaria il legislatore ha previsto molti filtri antifrode. Solo chi è davvero povero può ottenere questo diritto, a patto che viva in una casa non più grande di una stanza, non abbia posseduto immobili negli ultimi 5 anni e sia iscritto nella lista di collocamento da almeno 9 mesi. Il reddito minimo è di 57 euro, quello per una famiglia il doppio. Ma a questo contributo vanno aggiunti casa e riscaldamento che sono gratuiti. La durata è illimitata, ma chi fa il furbetto paga con gli interessi.





    Anche in Croazia per ottenere il reddito di cittadinanza ci sono delle barriere. I proprietari di autovetture e di appartamenti più grandi di 35 metri quadrati sono esclusi, così come i non residenti di lungo corso. Un single percepisce 145 euro al mese più metà del canone d'affitto. Una famiglia può contare su 237 euro. Il diritto si esaurisce quando arriva la prima offerta di lavoro, anche stagionale.
     
    In Cipro, oltre alla residenza è prevista una soglia al reddito dichiarato. Anche la proprietà di immobili viene conteggiata nel calcolo.  Alle persone sole viene erogato un assegno di 452 euro, alle famiglie 813 euro. Ma la durata è limitata a 1 anno per tutti eccetto che per gli ultrasettantenni.
     
    Nella Repubblica Ceca il reddito di cittadinanza viene chiamato SAMN. Il titolare del diritto deve dimostrare di essere povero e inattivo e se da solo riceve 204 euro al mese, se componente di famiglia 360 euro. La durata è illimitata, ma chi rifiuta una proposta di lavoro viene automaticamente escluso.
     
    La Danimarca è il Paese più generoso d'Europa. A tutti i residenti disoccupati o in malattia, con entrate inferiori a 1.300 euro al mese, viene erogato un assegno. Il sistema favorisce i giovani: gli under 30 hanno diritto a 924 euro al mese se vivono soli, 446 se invece stanno ancora con i genitori. Per le famiglie "povere" la soglia di cittadinanza è di 1.904 euro. Unico neo, tutti i sussidi sono tassati come i redditi da lavoro.
     
    In Estonia la legge impone al Parlamento di adeguare tutti gli anni il reddito di cittadinanza al costo della vita. Per usufruire di questo diritto il cittadino deve essere incapiente e inattivo. Il sussidio è di 90 euro al mese per i single, 177 euro per le famiglie. Non è prevista una scadenza temporale.







    In Finlandia, dove il Welfare State è nato, il reddito di cittadinanza è legge dal 1997. Tutti i residenti con reddito inferiore al costo della vita percepiscono quasi 500 euro al mese. Per le famiglie bonus più che raddoppiato. La durata è illimitata.
     
    Il revenu de solidarité active francese viene erogato ai cittadini poveri che hanno più di 25 anni. I richiedenti devono siglare una sorta di patto d'onore con lo Stato e dimostrare la correttezza delle informazioni dichiarate. L'assegno è di quasi 500 euro per i single, più del doppio per le famiglie. Può essere concesso solo per una durata temporale limitata: 3 mesi.
     
    In Germania il legislatore ha previsto tanti paletti. Sono esclusi dal sussidio gli stranieri residenti che non hanno mai lavorato e i liberi professionisti. Il sussidio è un po' meno generoso rispetto ai Paesi del Nord Europa: 391 euro per le persone sole, 1.005 per le famiglie, ma copre tutto il periodo di difficoltà del richiedente.
     
    In Gran Bretagna, grazie all'Income support, invalidi e disabili hanno un mezzo di sostentamento. Per essere idonei, oltre a essere cittadini di Sua Maestà, devono dichiarare un reddito complessivo che non deve superare i 20mila euro. In questo calcolo viene conteggiata anche la casa. Alle famiglie vengono garantiti 900 euro, meno della metà per le persone sole. La durata è illimitata.
     
    In Grecia il reddito di cittadinanza non esiste.
     
    L'Irlanda aiuta i cittadini poveri con un assegno cospicuo. Per poter vivere con dignità, il governo ha fissato un reddito minimo: 806 euro per le persone sole, quasi 1.500 euro per le famiglie. La legge non prevede una scadenza temporale, ma controlli periodici su chi è considerato idoneo.
     
    I requisiti in Lettonia sono rigorosi: non si deve essere proprietari di casa da più di 1 anno, si deve dichiarare meno di 130 euro al mese e vanno conteggiati tutti i regali ricevuti da parenti e amici. L'assegno varia da città in città, ma non può superare i 128 euro per i single e i 384 euro per le famiglie. Il sussidio è a tempo: massimo 6 mesi, rinnovabile solo per casi eccezionali.
     
    In Lituania il reddito di cittadinanza è di fatto un reddito di vita. Ai poveri vengono rimborsate tutte le spese relative a riscaldamento, acqua calda e acqua da bere. Per usufruirne bisogna avere il conto corrente bancario quasi al verde. Le somme non sono esorbitanti, ma sono relative al costo della vita nel Paese. Il diritto si esaurisce dopo 3 mesi, ma può essere rinnovato.

    Come funziona il reddito di cittadinanza

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    Quest'opera è distribuita con Licenza Creative Commons Attribuzione 3.0 Italia.

    Il Reddito di cittadinanza M5s costerebbe costa 29 mld e non 14,9 mld (Fonte: Elaborazioni lavoce.info su dati Eu-Silc e Istat)

  • Archivio Movimento a cinque stelle
  • Quanto costa il reddito di cittadinanza? 14,9 miliardi come dice il M5s o 29 miliardi? Il criterio Eurostat indicato come riferimento dal disegno di legge per la stima della povertà relativa non comprende gli affitti imputati. Ed è un dettaglio importante.

     

    I dettagli del calcolo del reddito di cittadinanza

    In un articolo precedente abbiamo confrontato vari schemi di politiche di contrasto alla povertà che sono parte di piattaforme elettorali – il reddito di dignità e quello di cittadinanza – o sono già in vigore, come il reddito di inclusione. Per comodità, ecco la tabella comparativa riportata nell’articolo.

    Tabella 1 – Reddito di dignità, reddito di cittadinanza e reddito di inclusione: numeri a confronto

    Sollecitati dalle osservazioni di alcuni lettori (e anche di giornali che hanno riportato i nostri calcoli), in questo pezzo diamo i dettagli di una parte della tabella. Spieghiamo cioè perché a nostro avviso il costo del reddito di cittadinanza proposto dal Movimento 5 Stelle per le casse dello stato sarebbe di 29 miliardi e non di circa 15 miliardi come calcolato dagli estensori del disegno di legge relativo (il numero 1148) depositato in Senato (un costo diverso anche rispetto alle stime degli esponenti di altre bandiere politiche).

    Partiamo dall’articolo 3 del Ddl:

    “1. Il reddito di cittadinanza garantisce al beneficiario, qualora sia unico componente di un nucleo familiare, il raggiungimento, anche tramite integrazione, di un reddito annuo netto calcolato secondo l’indicatore ufficiale di povertà monetaria dell’Unione Europea, pari ai 6/10 del reddito mediano equivalente familiare, quantificato per l’anno 2014 in euro 9.360 annui e in euro 780 mensili.

    1. Il reddito di cittadinanza garantisce al nucleo familiare il raggiungimento, anche tramite integrazione, di un reddito annuo netto, quantificato sulla base della soglia di povertà di cui al comma 1, commisurato al nucleo familiare secondo la sua composizione tramite la scala di equivalenza Ocse modificata di cui all’allegato 1 alla presente legge.
    2. La misura del reddito di cittadinanza di cui ai commi 1 e 2 è fissata sulla base dell’indicatore ufficiale di povertà monetaria dell’Unione Europea. Essa, in ogni caso, non può essere inferiore al reddito annuo di 9.360 euro netti. Il valore è aggiornato annualmente secondo l’indice generale di variazione delle retribuzioni orarie contrattuali”.

    Sulla base del testo letterale dell’articolo, il riferimento per la determinazione della platea dei beneficiari e dell’importo del trasferimento è il criterio seguito da Eurostat per la stima della povertà relativa. Secondo questo criterio, prima si calcola, tra gli individui, la mediana della distribuzione del reddito equivalente, associando a ciascuna persona il reddito equivalente della famiglia di appartenenza (l’individuo “mediano” è quello che si colloca esattamente a metà della distribuzione dei redditi. Il suo reddito è cioè più elevato di quello del 50 per cento degli individui più poveri di lui e, nello stesso tempo, è inferiore all’altro 50 per cento – meno uno, lui – più ricchi di lui). Una volta individuata la mediana, la linea di povertà relativa è il 60 per cento di questo valore. Per una persona sola, la linea è pari a 9.360 euro annui, mentre per famiglie più numerose va moltiplicata per la scala di equivalenza Ocse modificata, che dà peso 1 al primo adulto, 0.5 a ogni altra persona con almeno 14 anni, 0.3 ai minori di 14 anni.

    I numerosi riferimenti al criterio Eurostat nel Ddl lasciano dunque intendere che la misura sia rivolta a tutte le famiglie che, appunto, hanno un reddito inferiore alla soglia Eurostat. Secondo i più recenti dati Eurostat (cercare Income and living conditions, poi Inco.me distribution and monetary poverty, poi Monetary poverty), nel 2016 la soglia di povertà è di 9748 euro per una persona sola (812 euro al mese), di 20.741 euro per una coppia con due figli (1.706 euro al mese). Nel 2016 sotto la soglia si trova perciò il 20,6 per cento dei residenti, circa 12,5 milioni di persone.

    Perché il costo per lo stato sarebbe di 29 e non 14,9 miliardi

    In pratica, il disegno di legge M5S definisce una misura che dovrebbe colmare integralmente il divario di povertà relativa, cioè la distanza tra la soglia e il reddito disponibile della famiglia. Se nel campione Eu-Silc proviamo a replicare questi criteri e a stimare quanto costerebbe il sussidio, otteniamo 28,7 miliardi. È una stima quasi doppia rispetto a quella di 14,9 miliardi presentata dal presidente dell’Istat in una audizione parlamentare. Ma molto simile a quella (30 miliardi) presentata dal presidente dell’Inps Tito Boeri in un’audizione alla commissione Lavoro del Senato.

    La (notevole) differenza di valutazione ha varie cause. La più importante viene dal fatto che l’Istat nella sua simulazione aggiunge al reddito disponibile monetario il valore dell’affitto imputato dell’abitazione posseduta dalla famiglia, che è una stima del canone che si riceverebbe se la casa fosse data in affitto. Si tratta di un valore non trascurabile: circa il 50 per cento delle famiglie “relativamente povere” vive in case di proprietà, con un affitto imputato medio di circa 6mila euro (500 euro al mese). Il valore totale degli affitti imputati per le famiglie in povertà (sono 4,6 milioni, il 18 per cento di 25,7 milioni, il totale delle famiglie) è dunque di quasi 15 miliardi. Se togliamo questo importo dalla nostra stima, otteniamo una spesa totale molto vicina a quella dell’Istat. Ma – piccolo dettaglio – il disegno di legge non cita mai gli affitti imputati, e il criterio Eurostat, più volte richiamato nella proposta, non comprende gli affitti imputati nel calcolo del reddito disponibile. Quindi, applicando alla lettera il testo della proposta di legge, la spesa sarebbe di 29 miliardi – il dato riportato nel nostro articolo.

    Riassumendo: la soglia citata nel testo di legge è calcolata sulla base di una definizione di reddito che non comprende gli affitti imputati. Se li si vuole includere (e si può fare), bisognerebbe prima riscrivere il Ddl, perché si dovrebbe abbandonare il criterio Eurostat (un dettaglio non da poco). Sembrerebbe però opportuno, per coerenza, ricalcolare anche la soglia di povertà relativa, che diventerebbe più alta includendo l’affitto imputato. Ma aggiungendo il affitto imputato sia alla soglia sia al reddito, la spesa rimarrebbe più o meno la stessa, attorno a 29 miliardi. L’unico modo per ridurre la spesa (e il numero dei beneficiari, da 20 per cento a circa 11 per cento) è quello di aggiungere il affitto imputato solo al reddito e non alla soglia.

    Più in generale, c’è da aggiungere che incorporare il affitto imputato nel reddito sarebbe, a nostro avviso, un modo inappropriato di disegnare una misura di contrasto alla povertà. Gli affitti imputati sono infatti stime a valori di mercato che quindi variano nel tempo. Servirebbe un nuovo metodo di calcolo, operazione molto complessa. Certo si può fare, ma bisogna dirlo. Si potrebbe aggiungere al reddito monetario la rendita catastale – eventualmente rivalutata – come di fatto si fa per il calcolo dell’Isee. Ma in tal caso si tratterebbe di valori comunque inferiori a quelli di mercato. E poi ci sarebbe il problema delle famiglie che vivono in case di proprietà, ma hanno reddito corrente basso o nullo: alcune potrebbero essere escluse dal trasferimento a causa del affitto imputato, anche in assenza di reddito monetario, dato che la casa è un bene indispensabile e non facilmente liquidabile.

    Vi sono poi le incertezze generali che sempre incombono sulle stime di spesa, già accennate nel precedente articolo: quante famiglie faranno domanda? Sicuramente non il 100 per cento delle aventi diritto, e questo riduce la spesa, forse anche di molto. Quante persone modificheranno il loro comportamento nel mercato del lavoro, per cercare di sfruttare il nuovo sussidio? Qualcuna lo farà, e questo aumenterà la spesa. Il blog delle stelle Licenza Creative Commons
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