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  • 08/07/2014 Non basta più la raccolta differenziata, bisogna avviarsi ai RIFIUTI ZERO

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    Secondo un rapporto Eurispes e Polieco, si potrebbero creare 400mila posti lavoro entro il 2020 semplicemente adeguandosi alle normative comunitarie nella gestione dei rifiuti con un grande risparmio economico. Si ricorda che la data del 2020 è stata fissata dalla comunità europea come data di riferimento.

    La raccolta differenziata non basta da sola ma deve essere accompagnata da un riciclo spinto con recupero delle risorse ed una gestione a Km0, basata sull' applicazione completa della regola delle 4R. Tutti i processi che avvengono sulla terra sono circolari mentre l' attività dell' uomo è spesso lineare nel senso che alla fine del ciclo vi è lo spreco; da questo deriva la necessità di trasformare la vita sulla terra da lineare a circolare, evitando gli sprechi, e questo è il senso di una ricerca sul ciclo di vita della plastica dell'Eurispes e della Federazione green economy, in collaborazione con Polieco (Consorzio nazionale per il riciclaggio dei rifiuti dei beni a base di polietilene).





    Secondo lo studio "Plastica e riciclo dei materiali: un'altra via e' possibile" sarebbe possibile risparmiare e creare tanti posti di lavoro adeguandosi alle normative comunitarie nella gestione dei rifiuti, creando un riciclo che sia la via maestra per rilanciare l'economia, prevenire lo spreco di materiali, ridurre il consumo di materie prime e di energia. Secondo Enrico Bobbio, presidente del Consorzio Polieco ''recuperare i materiali consente una crescita occupazionale superiore di quasi 10 volte a quella prodotta da discariche o inceneritori''.

    Per trasformare il rifiuto in risorsa è, dunque necessario provvedere sì ad un recupero e riciclo spinto con un' economia circolare basata sul Km0, senza dimenticarsi di provvedere ad una buona progettazione iniziale che permetta di progettare rifiuti adatti al riuso ed al riciclo.







    Secondo la Banca Mondiale, entro i prossimi 15 anni nel mondo raddoppierà la produzione di rifiuti, sia per la crescita della popolazione sia per l’ industrializzazione sempre più avanzata dei paesi emergenti. L’Italia segue ancora la politica delle discariche o dell’incenerimento e non riesce ad interpretare un ruolo virtuoso ed è questo il motivo per cui la Commissione Europea l' ha sistemata agli ultimi posti della classifica sulla gestione dei rifiuti (20esima su 27).
    Da quanto è emerso al convegno “Plastica e riciclo dei materiali: un’altra via è possibile”, in cui è stata presentata una ricerca realizzata dall’Eurispes sul ciclo di vita delle plastiche che tende all’approccio “Km 0”, l' Italia in compagnia di Bulgaria, Cipro, Estonia, Lettonia, Romania e Slovacchia “registra gravi carenze nelle politiche di prevenzione dei rifiuti e non incentiva le alternative al conferimento in discarica”.
    Questo atteggiamento potrebbe causare la perdita dei finanziamenti da Bruxelles, tra il 2014 e il 2020, riservati a quelli che privilegiano la regola delle 4R rispetto all’incenerimento o alla discarica.
    Secondo Enrico Bobbio, presidente del Consorzio PolieCo, recuperare i materiali permette una crescita occupazionale superiore di quasi 10 volte a quella prodotta dalle discariche o dall’incenerimento e secondo la Commissione europea, l' adeguamento alle normativeda parte dei 27 paesi dell’Unione permetterebbe di risparmiare 72 miliardi di euro l’anno, basterebbe guardare ai rifiuti come ad una risorsa e non ad un qualcosa di cui liberarsi.

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