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  • 28/11/2019 La plastica proveniente dalla raccolta differenziata va per metà in inceneritore. La soluzione è una sola: meno consumi e più riuso

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    Questo mese si è parlato del caso Parma, dove il 65% del materiale, anche se separato, viene inviato all'inceneritore.

    Dall’ interrogazione di un consigliere comunale di Parma sulla destinazione dei rifiuti differenziati vien fuori l’amara verità: il 50-65% di quella che i residenti nella città emiliana selezionano viene in realtà portato all’inceneritore per essere bruciato in un paese con l’ 80% di differenziata.

    Le cause sono tante, una di queste riguarda il problema delle bioplastiche che negli impianti di compostaggio vengono scartate oppure finiscono in frammenti che contaminano il compost finale e vengono smaltite come rifiuti indifferenziati.

    A Parma, secondo quando chiarito in comune, Il 10-15% della plastica è scartato in una prima selezione e il 40-50% in una seconda e questo scarto del 50-65% va all' inceneritore.

    Anche in Italia viene avviato al riciclo il 51% della plastica che i cittadini raccolgono, considerando anche lo scarto non differenziabile.

    Bisogna allora differenziare meglio per ridurre gli scarti. Per le bioplastiche si consiglia di metterle nell' umido (e non nella plastica) o addirittura nel secco indifferenziato.




    Altri problemi sono creati dalle plastiche omogenee eterogenee miste (film, pellicole e plastiche monostrato) che finiscono spesso in discarica o negli inceneritori anche per mancanza di richiesta per la preferenza data alla preparazione diretta dal petrolio, meno costosa.

    Vi sono poi i problemi legati al riciclo degli imballaggi compositi poliaccoppiati, costituiti da più materiali, come plastica e metallo, per esempio i tubetti di dentifricio in commercio.







    Talvolta la plastica da imballaggi, invece di essere utilizzata per nuovi imballaggi in plastica riciclata, viene utilizzata per creare prodotti di qualità inferiore difficilmente riciclabili.

    Bisogna allora pensare seriamente alla riduzione del consumo di plastica e ad un impegno da parte dell’industria affinché progettino imballaggi che, oltre che al riciclo, puntino a durevolezza e riutilizzo.

    Intanto a Terracina parte la sperimentazione sulle cassette di polistirolo PLA per il pesce in materiale ecocompatibile e compostabile per avviare una sperimentazione. Il polistirolo espanso PLA è costituito dall' acido polilattico (PLA), un materiale rinnovabile che si ottiene dalla fermentazione del destrosio ottenuto da vegetali.

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