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  • INTRODUZIONE DELL' EQUALIZZATORE DAL PRIMO GENNAIO 2001, SOPPRESSO GIA' A PARTIRE DA AGOSTO 2001

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    (L' equalizzatore fu abrogato a decorrere dal 4 agosto 2001)


    A PARTIRE DAL 1 GENNAIO 2001 è prevista l'entrata in vigore dell' EQUALIZZATORE, una modifica all'attuale normativa fiscale, che introduce un possibile supplemento di tassazione all'imposta sul capital gain per le vendite di azioni detenute da più di un anno. In pratica, per le sole azioni che sono state acquistate da oltre un anno e, poniamo come esempio, meno di due, si calcola quale imposta sul capital gain sarebbe stata pagata se, al 31 dicembre dell'ultimo anno, l'investitore avesse venduto le azioni ai prezzi allora in essere (come verranno comunicati da U.I.C.)

    Su questo primo importo che "sarebbe stato" in caso di vendita allora pagato si applica un interesse pari al tasso di rendimento netto dei titoli di stato (come comunicato ogni mese da Banca d'Italia).
    Si finge poi che l'investitore abbia subito riacquistato le azioni riprendendole in carico al prezzo stesso della "finta vendita", e il 12,5% della differenza tra il ricavo della vendita effettiva e questo valore di carico, in caso di profitto, fornisce la seconda parte dell'imposta complessiva dovuta.Se i titoli sono posseduti da 2 anni o più, si utilizza la stessa logica come se si vendesse, riacquistasse e mettesse l'imposta a interesse ad ogni "31 dicembre"La norma dispone con precisione che fare per i titoli detenuti da più anni per cui ad alcuni "31 dicembre" ci sono profitti e ad altri perdite: i profitti si compensano con le perdite, ma solo se vengono dopo, cosiché per un titolo acquistato a 10 euro e rivenduto a 10, ma che al 31 dicembre intermedio abbia sfortunatamente toccato, poniamo, il valore di 110 sono dovuti 12,5 euro più interessi, e la perdita "successiva" di 100 euro da 110 a 10 va solo a incrementare la minusvalenza recuperabile con profitti futuri.

    Un'altra stranezza è che per calcolare se un certo lotto di azioni è vecchio "più di un anno" la norma prevede che si calcoli una "data media di acquisto": ma tale concetto appare incongruente con la logica complessiva, perché per evitare di cadere sotto il regime dell'equalizzatore basterebbe allora, prima della vendita, acquistare un numero di titoli aggiuntivi sufficiente ad abbassare la "data media di acquisto" complessiva del lotto a meno di 365 giorni... per cui da una circolare più recente sembra che, per restringere questa possibilità, le "medie" vadano ora fatte anno per anno, complicando ulteriormente l'elaborazione...

    Il fatto comunque che venga richiesta imposta anche su operazioni in perdita (nell'esempio estremo 10-110-10 Euro sopra descritto l'imposta da pagare è addirittura maggiore del RICAVO della vendita) rende possibile che l'intera normativa venga sospesa, rivista o, alla fine, cassata dalla Corte Costituzionale, ma alla data dobbiamo predisporci ad attuarla, il che avverrà con un ricalcolo aggiuntivo per l'imposta sul capital gain che si effettuerà dopo la fine del mese e potrà portare a supplementi di addebito e a variazioni nelle minusvalenze fiscali.


    Dove si applica

  • A guadagni e perdite realizzati dai seguenti investimenti, purché posseduti per più di dodici mesi:
  • Partecipazioni in società o ent
  • titoli di credito come BTp, CcT e obbligazioni (solo per eventuali differenze di prezzo all’acquisto e alla cessione)
  • valute e metalli preziosi
  • strumenti finanziari derivati
  • tutti gli altri rapporti attraverso i quali si possono realizzare ciò che il Fisco chiama "redditi diversi" (differenziali positivi e negativi in dipendenza da un evento incerto)
  • Alle quote di fondi comuni esteri


    Dove non si applica
  • Alle plusvalenze e alle minusvalenze di qualsiasi investimento posseduto per meno di dodici mesi
  • Ai "redditi di capitale", cioè redditi aventi natura di interessi, quali quelli derivanti da mutui, interessi di depositi e conti correnti bancari e postali, obbligazioni, dividendi, ecc.
  • A guadagni e perdite dati da investimenti detenuti per più di dodici mesi ma in percentuali "qualificate" (oltre il 2% dei titoli di una società quotata o oltre il 20% di una non quotata; se i titoli non danno diritto al voto, le soglie diventano del 5% e del 25%).
  • Alle quote di fondi comuni italiani
  • Alle gestioni patrimoniali

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